Testo e foto di Alessandro Arseni
Quando l'acqua e la montagna si incontrano creano una cornice paesaggistica da lasciare senza fiato: se le luci del paese vicino, di notte, si riflettono nello specchio d'acqua, arrivi a pensare di stare pescando in una sorta di presepe a grandezza naturale. Il contesto appena citato è il lago di Barrea: il bacino è stato creato con lo sbarramento del fiume Sangro nei pressi di Barrea. L'invaso, come molti altri bacini artificiali della regione, viene utilizzato per la produzione di energia elettrica, ma costituisce anche un'importante riserva idrica. È situato nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, a una quota di circa 980 metri sul livello del mare. Il lago costituisce un crocevia per l'avifauna migratrice e stanziale, e il territorio circostante offre rifugio a mammiferi come il lupo, l'orso bruno marsicano, il cervo e il camoscio. Per quanto riguarda la popolazione ittica, nel lago ci sono molte tinche di buona taglia, cavedani oversize e carpe dai colori dorati e splendenti. Che siate appassionati di pesca o di natura, il lago di Barrea è una meta perfetta.
Appassionato di carpfishing, stavo navigando sul web in cerca del prossimo spot da affrontare, quando mi sono imbattuto in un report di una sessione di pesca svolta sulle sponde di questo magnifico lago. La prima cosa che feci fu chiamare Paolo, un mio carissimo amico che amava la pesca in tutte le sue forme. Da lui imparai a fare i primi D-rig, con lui affrontai il mio primo Tevere, e sempre lui mi insegnò a capire che nella pesca un cappotto non è un fallimento, ma un'occasione per capire gli sbagli e migliorare nelle sessioni successive.
La preparazione tecnica e logistica durò circa due settimane: quali esche portare, quale montatura utilizzare, dove calare le esche, con che ritmo pasturare, e soprattutto cosa portare da mangiare per rimanere in tenda tre giorni. Durante tutto il viaggio per giungere a destinazione ripassammo tutto ciò che avevamo studiato nei giorni precedenti, ripetendo cosa dovevamo fare e come, con accortezze quasi maniacali per rendere la sessione indimenticabile. Il permesso giornaliero per la pesca costa 15 euro ed è reperibile al Museo del Lupo di Civitella Alfedena. Espletate le burocrazie, ci dirigemmo, carichi di entusiasmo, verso il camping "Colle Ciglio": costeggiando il lago dall'alto si ammira uno specchio d'acqua color turchese, attorniato da montagne verdi. Ci fermammo sulla diga e vedemmo un gruppo di carpe con individui tra i 5 e i 20 kg: pensammo subito che avrebbero offerto un grande combattimento, vista l'elevata ossigenazione dell'acqua. Dopo altri 15 minuti arrivammo al camping, ottimo punto per sostare in tenda o in camper perché ben attrezzato per tutti i servizi.
Sono dell'idea che, prima di montare l'attrezzatura, bisogna sempre fermarsi a osservare il lago per qualche minuto: piccoli particolari come bollate in superficie, salti, un albero che sporge verso la riva creando una zona d'ombra (nei mesi caldi almeno), o anche un piccolo corso d'acqua che entra nel lago, possono essere elementi da non sottovalutare. Penso sempre che optare per lanci lunghi, a meno che non lo richieda la particolarità dello spot, sia controproducente per le nostre energie, ma anche perché quando una bella carpa parte è un treno in accelerazione, e quei secondi che impieghi per arrivare al pod sono metri di filo che se ne vanno: il lago, come si sa, non è una "prateria", e ci sono molti ostacoli sommersi che potrebbero creare problemi nella fase di recupero. Proprio per queste ragioni preferisco pescare a una distanza di 60 metri, con lanci precisi e pasturazione ben mirata, concentrata in un punto per creare la zona di alimentazione.
Come montatura utilizzo un "classico": un piombo in-line da 60 grammi che scorre su un leadcore da 25 lb, stoppato da una girella, a cui ho collegato una clip "quick change" per poter cambiare velocemente il terminale. Monto un quick change anche all'estremità superiore del leadcore, per evitare nodi tra leadcore e madrelenza nel caso volessi cambiare velocemente il trecciato piombato. Per evitare grovigli durante il lancio o nella caduta in acqua, preferisco mettere due coni in gomma base contro base, proprio per evitare che leadcore e madrelenza si attorciglino tra loro. Il piombo da 60 grammi è più che sufficiente, dato che la distanza da raggiungere non è eccessiva: a 60 metri la profondità si aggira intorno ai 3-5 metri, e preferisco fare lanci precisi e accurati senza stancarmi. La presentazione dell'esca ha un ruolo importante: un rig fatto a dovere riesce ad autoferrare il pesce anche con un piombo di modesta grammatura.
Un accessorio che facilita l'autoferrata è il "rig aligner" della Korum. Un altro accessorio che non dovrebbe mai mancare nello zaino è il Krusha della Korda, utile per frantumare boiles, pellet o granaglie come tiger nut e mais: permette di ottenere diversi tipi di granulometria, da uno spezzato molto grossolano fino a un macinato molto fine. Dato che useremo sacchetti in PVA, meglio optare per una frantumazione grossolana, per arrivare sul fondo e restare vicino all'innesco, cercando così di evitare il più possibile il pesce di disturbo. Il PVA è un materiale idrosolubile, che a contatto con l'acqua tende a sciogliersi nel giro di pochi secondi, creando una forte zona attrattiva intorno all'esca. Si trova in commercio in varie forme utili a diversi scopi: le retine tubolari permettono di creare stick mix da innescare sull'amo, mentre i rotoli permettono di dimensionare a piacimento la grandezza del sacchetto. I tempi di scioglimento del PVA sono legati alla temperatura dell'acqua: in acqua fredda lo scioglimento richiederà più tempo, in acqua calda meno.
È preferibile preparare almeno 6-7 sacchetti di PVA un giorno prima della pescata, in modo che le particelle del contenuto si amalgamino bene tra loro. La misura che preferisco è 6x8 cm. Si taglia un pezzo di rotolo adatto a ottenere la grandezza del sacchetto desiderata, lo si riempie a 3/4 della misura ottenuta, praticando con un ago da innesco piccoli fori e battendolo continuamente sul palmo della mano per assestare il contenuto granulare: i fori permettono un migliore scioglimento del sacchetto ed evitano che galleggi per la formazione di bolle d'aria al suo interno. Una volta compattato bene il sacchetto, bisogna inumidire la parte superiore, prima internamente e poi, dopo aver chiuso effettuando 2-3 giri, la parte esterna, ottenendo così una chiusura ben accurata. Per essere più sicuro che durante il lancio non esca nulla, sono solito fare 3-4 giri di PVA tape sulla parte superiore, per poi chiudere con due nodi classici, e infine inumidisco gli angoli inferiori e li ripiego su loro stessi, per avere più aerodinamicità durante il lancio.
Per riempire il sacchetto uso pellet di varie dimensioni, per avere uno scioglimento a tempi differenti, pastura per creare una nuvola d'attrazione, e boiles frantumate. I sacchetti possono essere riempiti a strati o con mix miscelato: io preferisco il mix. In questo caso, per attrarre le nostre amiche "dorate", ho preferito unire due tipi di mix: un classico composto fishmeal della Dynamite, utile sia per spod che per bag mix, caratterizzato da molte pellet di vario diametro (dai 2 agli 8 mm) e particles in genere, e uno sfarinato della Sonubaits, il Super Carp Method Mix, molto ricco di granaglie come mais spezzettato, semi di girasole interi e altro, per un composto ricco e nutriente, di colore scuro, in cui, una volta bagnato, risaltano i pezzetti gialli di mais, che così facendo potrebbero attirare il pesce. Usando i sacchetti in PVA non si tratta di una vera e propria bagnatura, poiché questo materiale a contatto con l'acqua si scioglierebbe: useremo prodotti "PVA friendly" che evitano l'inconveniente, in questo caso un prodotto della Mainline, lo Syrup Coconut Milk. Ho preferito questo perché è molto dolce, e nelle sessioni precedenti avevo notato che i pesci erano attirati da sapori e inneschi dolci e fruttati. In fase di miscelazione del mix bisogna ottenere un composto né troppo morbido né troppo asciutto: io, appena il mix inizia a scurirsi, comincio subito a preparare i sacchetti, riponendoli poi in un contenitore classico per esche, in un luogo fresco e asciutto.
In pesca, prima di ogni lancio, sono solito aumentare il potere attrattivo del PVA bag inserendo qualche goccia di attrattore liquido: in commercio ce ne sono molti, e poiché le boccette hanno solitamente un beccuccio appuntito, questo può essere inserito direttamente dall'esterno, bucando il sacchetto con il beccuccio stesso.
Per quanto riguarda l'innesco, durante la stagione primaverile le nostre amiche cadono su inneschi fruttati, magari anche tipo "snowman" o pop-up classico. Quello che mi ha dato maggiori risultati è il classico innesco pop-up: preferisco inneschi contrastanti come giallo/bianco, arancio fluo e rosso, e anche il rosa, da provare. Nella stagione calda invece prediligo innescare boiles con base fishmeal, e fare doppi inneschi con boiles al pesce e un paio di chicchi di mais. Se la giornata non sta andando per il verso giusto, giocatevi il jolly: date un'occhiata in giro, troverete degli arbusti lungo le rive del lago con bacche violacee. Quando il livello del lago si alza e arriva a questi arbusti, le bacche cadute diventano fonte di cibo per i pesci: innescandole singole sul rig ho avuto moltissime partenze nell'arco di poche ore.
Più in generale, l'innesco varia di diametro a seconda della stagione: nella stagione fredda, dato il lento metabolismo e l'apatia del pesce, ho preferito usare boiles del diametro di 15 mm, scendendo talvolta a una doppia da 10 mm, rapportando ovviamente ami e finali; nella stagione calda, invece, data la maggiore pressione di pesca dovuta ad altri pescatori con pasturazioni massicce, riuscivo sempre a "spuntarla" mettendo una boiles da 15 mm, a differenza di altri che usavano 20 o 25 mm per fare selezione. Certo, anche a me piace prendere una big, ma se riesco a fare un'ottima preparazione sulla pasturazione e sull'innesco, e vedo che le mangiate sono continue anche se non grandi, sono contento lo stesso.
Per innescare il "tandem" boiles e PVA bag il passo è semplice: si prende l'ago da innesco di dimensioni adeguate, in modo che possa attraversare tutto il sacchetto per la sua lunghezza. Una volta attraversato, si infila l'ago nell'asola del finale e si porta a battuta, tornando indietro, il finale stesso; dopo di che si inserisce il tubicino anti-tangle a sua volta sulla girella. La scelta degli ami è molto soggettiva: personalmente mi trovo molto bene con i Korum e i Kodex, molto affilati, che anche dopo qualche cattura non perdono il potere di penetrazione, con un filo abbastanza robusto da reggere catture decenti senza rischio di apertura dell'amo.
Purtroppo Paolo, l'amico che mi accompagnò per la prima volta sul lago di Barrea, non c'è più, ma io continuo a frequentare questo spot per sentirlo vicino, e dedico queste poche righe alla sua memoria.
Grazie, Paolo.
Appassionato di carpfishing, stavo navigando sul web in cerca del prossimo spot da affrontare, quando mi sono imbattuto in un report di una sessione di pesca svolta sulle sponde di questo magnifico lago. La prima cosa che feci fu chiamare Paolo, un mio carissimo amico che amava la pesca in tutte le sue forme. Da lui imparai a fare i primi D-rig, con lui affrontai il mio primo Tevere, e sempre lui mi insegnò a capire che nella pesca un cappotto non è un fallimento, ma un'occasione per capire gli sbagli e migliorare nelle sessioni successive.
La preparazione tecnica e logistica durò circa due settimane: quali esche portare, quale montatura utilizzare, dove calare le esche, con che ritmo pasturare, e soprattutto cosa portare da mangiare per rimanere in tenda tre giorni. Durante tutto il viaggio per giungere a destinazione ripassammo tutto ciò che avevamo studiato nei giorni precedenti, ripetendo cosa dovevamo fare e come, con accortezze quasi maniacali per rendere la sessione indimenticabile. Il permesso giornaliero per la pesca costa 15 euro ed è reperibile al Museo del Lupo di Civitella Alfedena. Espletate le burocrazie, ci dirigemmo, carichi di entusiasmo, verso il camping "Colle Ciglio": costeggiando il lago dall'alto si ammira uno specchio d'acqua color turchese, attorniato da montagne verdi. Ci fermammo sulla diga e vedemmo un gruppo di carpe con individui tra i 5 e i 20 kg: pensammo subito che avrebbero offerto un grande combattimento, vista l'elevata ossigenazione dell'acqua. Dopo altri 15 minuti arrivammo al camping, ottimo punto per sostare in tenda o in camper perché ben attrezzato per tutti i servizi.
Sono dell'idea che, prima di montare l'attrezzatura, bisogna sempre fermarsi a osservare il lago per qualche minuto: piccoli particolari come bollate in superficie, salti, un albero che sporge verso la riva creando una zona d'ombra (nei mesi caldi almeno), o anche un piccolo corso d'acqua che entra nel lago, possono essere elementi da non sottovalutare. Penso sempre che optare per lanci lunghi, a meno che non lo richieda la particolarità dello spot, sia controproducente per le nostre energie, ma anche perché quando una bella carpa parte è un treno in accelerazione, e quei secondi che impieghi per arrivare al pod sono metri di filo che se ne vanno: il lago, come si sa, non è una "prateria", e ci sono molti ostacoli sommersi che potrebbero creare problemi nella fase di recupero. Proprio per queste ragioni preferisco pescare a una distanza di 60 metri, con lanci precisi e pasturazione ben mirata, concentrata in un punto per creare la zona di alimentazione.
Come montatura utilizzo un "classico": un piombo in-line da 60 grammi che scorre su un leadcore da 25 lb, stoppato da una girella, a cui ho collegato una clip "quick change" per poter cambiare velocemente il terminale. Monto un quick change anche all'estremità superiore del leadcore, per evitare nodi tra leadcore e madrelenza nel caso volessi cambiare velocemente il trecciato piombato. Per evitare grovigli durante il lancio o nella caduta in acqua, preferisco mettere due coni in gomma base contro base, proprio per evitare che leadcore e madrelenza si attorciglino tra loro. Il piombo da 60 grammi è più che sufficiente, dato che la distanza da raggiungere non è eccessiva: a 60 metri la profondità si aggira intorno ai 3-5 metri, e preferisco fare lanci precisi e accurati senza stancarmi. La presentazione dell'esca ha un ruolo importante: un rig fatto a dovere riesce ad autoferrare il pesce anche con un piombo di modesta grammatura.
Un accessorio che facilita l'autoferrata è il "rig aligner" della Korum. Un altro accessorio che non dovrebbe mai mancare nello zaino è il Krusha della Korda, utile per frantumare boiles, pellet o granaglie come tiger nut e mais: permette di ottenere diversi tipi di granulometria, da uno spezzato molto grossolano fino a un macinato molto fine. Dato che useremo sacchetti in PVA, meglio optare per una frantumazione grossolana, per arrivare sul fondo e restare vicino all'innesco, cercando così di evitare il più possibile il pesce di disturbo. Il PVA è un materiale idrosolubile, che a contatto con l'acqua tende a sciogliersi nel giro di pochi secondi, creando una forte zona attrattiva intorno all'esca. Si trova in commercio in varie forme utili a diversi scopi: le retine tubolari permettono di creare stick mix da innescare sull'amo, mentre i rotoli permettono di dimensionare a piacimento la grandezza del sacchetto. I tempi di scioglimento del PVA sono legati alla temperatura dell'acqua: in acqua fredda lo scioglimento richiederà più tempo, in acqua calda meno.
È preferibile preparare almeno 6-7 sacchetti di PVA un giorno prima della pescata, in modo che le particelle del contenuto si amalgamino bene tra loro. La misura che preferisco è 6x8 cm. Si taglia un pezzo di rotolo adatto a ottenere la grandezza del sacchetto desiderata, lo si riempie a 3/4 della misura ottenuta, praticando con un ago da innesco piccoli fori e battendolo continuamente sul palmo della mano per assestare il contenuto granulare: i fori permettono un migliore scioglimento del sacchetto ed evitano che galleggi per la formazione di bolle d'aria al suo interno. Una volta compattato bene il sacchetto, bisogna inumidire la parte superiore, prima internamente e poi, dopo aver chiuso effettuando 2-3 giri, la parte esterna, ottenendo così una chiusura ben accurata. Per essere più sicuro che durante il lancio non esca nulla, sono solito fare 3-4 giri di PVA tape sulla parte superiore, per poi chiudere con due nodi classici, e infine inumidisco gli angoli inferiori e li ripiego su loro stessi, per avere più aerodinamicità durante il lancio.
Per riempire il sacchetto uso pellet di varie dimensioni, per avere uno scioglimento a tempi differenti, pastura per creare una nuvola d'attrazione, e boiles frantumate. I sacchetti possono essere riempiti a strati o con mix miscelato: io preferisco il mix. In questo caso, per attrarre le nostre amiche "dorate", ho preferito unire due tipi di mix: un classico composto fishmeal della Dynamite, utile sia per spod che per bag mix, caratterizzato da molte pellet di vario diametro (dai 2 agli 8 mm) e particles in genere, e uno sfarinato della Sonubaits, il Super Carp Method Mix, molto ricco di granaglie come mais spezzettato, semi di girasole interi e altro, per un composto ricco e nutriente, di colore scuro, in cui, una volta bagnato, risaltano i pezzetti gialli di mais, che così facendo potrebbero attirare il pesce. Usando i sacchetti in PVA non si tratta di una vera e propria bagnatura, poiché questo materiale a contatto con l'acqua si scioglierebbe: useremo prodotti "PVA friendly" che evitano l'inconveniente, in questo caso un prodotto della Mainline, lo Syrup Coconut Milk. Ho preferito questo perché è molto dolce, e nelle sessioni precedenti avevo notato che i pesci erano attirati da sapori e inneschi dolci e fruttati. In fase di miscelazione del mix bisogna ottenere un composto né troppo morbido né troppo asciutto: io, appena il mix inizia a scurirsi, comincio subito a preparare i sacchetti, riponendoli poi in un contenitore classico per esche, in un luogo fresco e asciutto.
In pesca, prima di ogni lancio, sono solito aumentare il potere attrattivo del PVA bag inserendo qualche goccia di attrattore liquido: in commercio ce ne sono molti, e poiché le boccette hanno solitamente un beccuccio appuntito, questo può essere inserito direttamente dall'esterno, bucando il sacchetto con il beccuccio stesso.
Per quanto riguarda l'innesco, durante la stagione primaverile le nostre amiche cadono su inneschi fruttati, magari anche tipo "snowman" o pop-up classico. Quello che mi ha dato maggiori risultati è il classico innesco pop-up: preferisco inneschi contrastanti come giallo/bianco, arancio fluo e rosso, e anche il rosa, da provare. Nella stagione calda invece prediligo innescare boiles con base fishmeal, e fare doppi inneschi con boiles al pesce e un paio di chicchi di mais. Se la giornata non sta andando per il verso giusto, giocatevi il jolly: date un'occhiata in giro, troverete degli arbusti lungo le rive del lago con bacche violacee. Quando il livello del lago si alza e arriva a questi arbusti, le bacche cadute diventano fonte di cibo per i pesci: innescandole singole sul rig ho avuto moltissime partenze nell'arco di poche ore.
Più in generale, l'innesco varia di diametro a seconda della stagione: nella stagione fredda, dato il lento metabolismo e l'apatia del pesce, ho preferito usare boiles del diametro di 15 mm, scendendo talvolta a una doppia da 10 mm, rapportando ovviamente ami e finali; nella stagione calda, invece, data la maggiore pressione di pesca dovuta ad altri pescatori con pasturazioni massicce, riuscivo sempre a "spuntarla" mettendo una boiles da 15 mm, a differenza di altri che usavano 20 o 25 mm per fare selezione. Certo, anche a me piace prendere una big, ma se riesco a fare un'ottima preparazione sulla pasturazione e sull'innesco, e vedo che le mangiate sono continue anche se non grandi, sono contento lo stesso.
Per innescare il "tandem" boiles e PVA bag il passo è semplice: si prende l'ago da innesco di dimensioni adeguate, in modo che possa attraversare tutto il sacchetto per la sua lunghezza. Una volta attraversato, si infila l'ago nell'asola del finale e si porta a battuta, tornando indietro, il finale stesso; dopo di che si inserisce il tubicino anti-tangle a sua volta sulla girella. La scelta degli ami è molto soggettiva: personalmente mi trovo molto bene con i Korum e i Kodex, molto affilati, che anche dopo qualche cattura non perdono il potere di penetrazione, con un filo abbastanza robusto da reggere catture decenti senza rischio di apertura dell'amo.
Purtroppo Paolo, l'amico che mi accompagnò per la prima volta sul lago di Barrea, non c'è più, ma io continuo a frequentare questo spot per sentirlo vicino, e dedico queste poche righe alla sua memoria.
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