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Mare22 ago 2026

Orata dalla scogliera: prepararsi alla riapertura con la bolognese e il granchio

Il divieto balneare tiene ferme le canne fino a fine settembre, ma è proprio con le prime piogge che l'orata torna sotto costa a mangiare. Come arrivare pronti alla riapertura: granchio giusto, assetto della bolognese e lettura della scogliera.

Di Enrico Avagliano
Orata dalla scogliera: prepararsi alla riapertura con la bolognese e il granchio
C'è un'attesa, in questo scorcio di stagione, che ogni pescatore da riva conosce bene. Il divieto di pesca legato alla balneazione tiene ferme canne e mulinelli nelle ore e nelle zone che d'estate appartengono ai bagnanti. Ma è un'attesa che ha una data di scadenza: con la fine di settembre la balneazione chiude, i divieti decadono, e la scogliera torna nostra. E torna proprio nel momento migliore. Perché mentre aspettiamo, sott'acqua sta già cambiando tutto. Le prime piogge di fine estate rinfrescano lo strato superficiale, l'ossigeno aumenta, la temperatura scende di un paio di gradi. L'orata, che nei mesi caldi si era fatta diffidente e defilata, torna sotto costa a mangiare con una voglia diversa. Quando potremo rimetterci a pescare, la troveremo lì ad aspettarci. Vale la pena arrivare a quel giorno preparati. Ecco come. Perché la riapertura coincide con il momento buono Non è solo una questione di calendario. La fine dei divieti balneari cade in un periodo in cui la biologia gioca a nostro favore. Durante il cuore dell'estate l'acqua sotto riva si scalda, l'orata diventa sospettosa e spesso si sposta al largo. Con le perturbazioni di fine stagione il quadro si ribalta: la pioggia porta acqua dolce e detriti, muove il fondale, rimescola tutto. I piccoli crostacei e i molluschi di cui l'orata si nutre tornano attivi a ridosso dei massi, e il pesce li segue, frequentando buche e canaloni anche in pieno giorno. Così, appena la scogliera torna pescabile, ci si ritrova davanti un terreno di caccia ideale: struttura, cibo, correnti che trascinano gli organismi di cui l'orata si ciba. Tutto quello che serve, nel momento giusto. L'esca da procurarsi: il granchio, e quale Sull'orata, tra i massi e la sabbia, il granchio è un'esca che vale più di molte altre. Ma non un granchio qualsiasi. Vanno preferiti quelli piccoli, e soprattutto i granchi di sabbia, più teneri e più graditi rispetto ai granchietti di scoglio dal carapace duro. La taglia conta: un granchio troppo grosso scoraggia la mangiata e complica la ferrata. Meglio esemplari contenuti, che l'orata possa aggredire con decisione. Questo è anche il tipo di cosa a cui pensare durante l'attesa: sapere dove reperire i granchi giusti, quando decade il divieto, fa risparmiare tempo prezioso il giorno dell'uscita. L'innesco va curato: un granchio montato bene resta in pesca, si muove naturale nella corrente e non insospettisce un pesce diffidente come l'orata. Amo del 6 o dell'8, robusto ma non esagerato: deve reggere la struttura ossea della bocca senza appesantire un'esca già piccola. L'assetto della bolognese Qui la scelta della canna fa la differenza. Sulla scogliera i fondali cambiano rapidamente, e serve poter gestire profondità diverse senza rinunciare al controllo della lenza. Una bolognese dai 7 agli 8 metri copre bene queste esigenze: la lunghezza permette di raggiungere le buche giuste e di governare il galleggiante anche quando il fondo si fa profondo. La grammatura del galleggiante va tarata sulla corrente e sulla profondità del momento: dai 2 ai 5 grammi, scegliendo il più leggero possibile che consenta ancora di tenere la lenza in pesca e di sentire bene la tocca. Con mare mosso o corrente sostenuta si sale, in acqua più calma si scende, per un assetto sensibile e naturale. Per le lenze, un filo madre dello 0,16-0,18 dà il giusto compromesso tra tenuta e discrezione, mentre il terminale scende allo 0,14-0,16: abbastanza fine da non insospettire l'orata, abbastanza robusto da reggere le sfuriate di un pesce che tra i massi cerca subito riparo. Ed è proprio la gestione della trattenuta, in questi frangenti, a fare la differenza tra il pesce salpato e la lenza tranciata sul primo spigolo. Il fermo è anche il momento buono per controllare l'attrezzatura: rifare le lenze, verificare gli ami, preparare qualche montatura pronta. Si arriva all'apertura senza perdere tempo. Leggere la scogliera Non tutti i punti valgono uguale. Le orate amano i bordi delle buche, i canaloni dove la corrente convoglia il cibo, le zone di passaggio tra sabbia e roccia. Vale la pena osservare il moto dell'acqua prima di lanciare: dove schiuma, dove rallenta, dove si forma una corrente di ritorno. Lì, spesso, c'è il pesce. La trattenuta va calibrata sulla corrente: trattenere l'esca qualche istante, lasciarla scendere naturale, controllare il galleggiante senza forzarlo. È una pesca di sensibilità, non di potenza. E quando l'orata prende, prende decisa: la ferrata deve essere pronta ma misurata, e la trattenuta successiva ferma, per staccarla dai massi prima che si infili. L'attesa che vale la pena Il divieto per balneazione ci tiene fermi ancora qualche settimana, ma non è tempo perso. È il tempo per preparare l'attrezzatura, studiare i posti, arrivare pronti al giorno in cui la scogliera tornerà pescabile. E quel giorno arriva proprio quando l'acqua si rinfresca e l'orata torna sotto costa: la fine dei divieti e il momento migliore della stagione, per una volta, coincidono. Il resto lo mette l'acqua che cambia, e la voglia di esserci, appena si potrà.
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