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Mare15 apr 2024

Presagi dorati: pesca all'orata a bolognese dal pontile

Testo e foto di Antonio Scarfone. All'alba, dal pontile della nautica San Giorgio di Sapri, due bolognesi diverse per impostazione danno lo stesso risultato: orate importanti pescate a corta distanza, pasturando con sfarinato, pellet e bigattini.

Di Enrico Avagliano
Presagi dorati: pesca all'orata a bolognese dal pontile
Testo e foto di Antonio Scarfone La colonnina di mercurio ha un repentino sussulto verso valori più alti delle medie stagionali, anche la pressione atmosferica registra un sobbalzo all'insù, in una condizione climatica atipica per il periodo in corso. Le previsioni lasciano intravedere una temperatura dell'aria in aumento, ad anticipare venti di scirocco con comparse di successive forti mareggiate. Il mare si appresta a vivere un cambio meteorologico repentino e improvviso: energia in accumulo, pronta a doversi poi disperdere. Occasione unica per la pesca, se pensiamo che la stagione fredda ha ormai fatto il suo ingresso. L'alleato principe, in questo caso, è il buio della notte, custode di calore nel contenitore mare, in anticipo sul sorgere del sole. È in quell'ora prima dell'alba che prepareremo il nostro spazio d'azione, per uscire, si spera, vittoriosi entro la successiva ora di luce del giorno, quando solitamente le orate, avvolte dai primi tepori dell'alba, amano girovagare in cerca di cibo. L'edicola di San Giorgio è rivolta verso mare; la zona in cui ci troviamo si identifica con il toponimo del Santo, raffigurato possente in sella a un cavallo, fiero di sconfiggere il drago del male terreno. Luce di speranza a trafiggere ogni buio. Presagi. Le barche a vela e i piccoli gozzi affollano l'unico pontile, garante di attracco e riparo in vista dei marosi attesi. Siamo in due, e dobbiamo pescare bene in uno spazio minimo che si apre in testa al pontile dello storico attracco della Nautica San Giorgio di Sapri, i cui proprietari, amici di vecchia data, ci hanno concesso eccezionalmente di pescare. Le serigrafie delle bolognesi, messe a fuoco dal riflesso di luce rossa delle lampade frontali, trafiggono di netto la camera buia della notte: stiamo per diventare finalmente un'unica dimensione, iniziando ad adagiarci pian piano in acqua con tutta la nostra voglia di pescare. L'unica voce dello spot prescelto è il lamento del pontile galleggiante, a dettare i tempi di un susseguirsi di correnti sommerse in asse sud-ovest/nord-est, sotto un fondo di sola sabbia. Conosciamo bene la zona di pesca, sappiamo che non c'è pesce sui primi strati dell'acqua a sciupare la caduta dell'esca: dobbiamo però necessariamente stare subito in terra. È qui che speriamo di poter incontrare l'orata di taglia. Non solo bolognese classica Ricercando soprattutto l'orata, abbiamo dovuto impostare un sistema pescante che meglio potesse "ricercare" e "intercettare" il bellissimo grufolatore. Per quanto riguarda l'attrezzatura, chi vi scrive ha utilizzato una bolognese di sette metri per adagiare in acqua 2 grammi di piombo, con pallini tutti di uguale misura, inizialmente raggruppati per formare un bulk e poi equidistanti tra loro per 15 cm, ad aprirsi verso il basso per avere una spallinata di circa 180 cm, per entrare così nelle grazie naturali della corrente verso il fondo, tarando bene un galleggiante a goccia. Gianluigi, con una sei metri, ha scelto un sistema pescante con una torpille da 3,5 grammi e dei pallini a tarare un galleggiante da 4 grammi. I finali sono stati realizzati con un ottimo fluorocarbon dello 0,125, lungo circa 115 cm, a cui è stato legato un amo del 18 innescato con due bigattini. Vedremo come questa impostazione della lenza abbia dato, per entrambi, almeno in questa occasione e in questo spot, i suoi frutti. È soltanto l'esperienza del pescatore, e la propria interpretazione dei fattori climatici e ambientali, in base anche alla specie che si vuole insidiare, a determinare l'esito della pescata. Subito dopo il sorgere del sole, per avere sempre il controllo visivo del galleggiante, soprattutto durante la cosiddetta ora d'oro, ci è venuta in aiuto l'astina, preventivamente colorata con un pennarello indelebile. Pescando dai pontili, ma in generale in ogni spot privo di incagli, dotatevi sempre di una nassa, così da conservare e preservare le caratteristiche organolettiche del pescato, e di un guadino di almeno quattro metri, in modo che la guadinatura avvenga il più lontano possibile dal pontile stesso, elemento di rischio per un'ultima fuga del pesce. Leggere e pasturare, giù sul fondo Una volta arrivati sullo spot di pesca, dopo averne sondato il fondo, abbiamo notato, "leggendo l'acqua", seppur con mare apparentemente calmo in superficie, una corrente capace comunque di deviare in modo considerevole i bigattini. Pescando in uno spazio davvero ristretto, abbiamo preparato il terreno di pesca impiegando sfarinati fondo mare in cui sono stati aggiunti sia bigattini sia pellet, un prodotto che, soprattutto per le orate, se utilizzato correttamente, può farle restare concentrate in zona per molto tempo. Unire sfarinato, pellet e bigattini risulta utile soprattutto in presenza di corrente evidente, in modo da portare sulla zona interessata dalle nostre sfere di pastura anche la scia dei bigattini eventualmente fiondati, oltre al nostro innesco. Ben diverso è il caso in cui fiondassimo il pellet: immergendosi più rapidamente dei bigattini, per via del suo maggior peso specifico, andrebbe a cadere su un'altra zona del fondo, rischiando poi di restare "fuori pesca". Va ricordato che l'orata, soprattutto quella più grande, va a grufolare sul fondo limitando i movimenti: è quindi importante che il nostro innesco lavori bene a poca distanza dalla zona pasturata. Abboccate lampanti I primi pinnuti a darci il risveglio sono stati dei saraghi, subito rilasciati. Stiamo per entrare in quel magico cambio di luce tanto atteso fin dal giorno precedente, e non abbiamo neppure il tempo di percepirne l'inizio che il galleggiante di Gianluigi segnala un'abboccata diversa. È un attimo, ed è subito inghiottito dagli abissi. Capiamo subito che si tratta di un'orata a rasentare il fondo senza volersi staccare. Non accenna a partire: è piuttosto Gianluigi a seguirne la direzione, quasi che la sua bolognese fosse un improvvisato timone, ora verso ponente, poi verso levante, finché il filo in bando inizia a tendersi e l'amo a pungere sempre di più. Da qui in poi è l'inizio dell'imporsi di un'altra voce a sovrastare quella del cigolio del pontile: la voce più armonica della frizione del mulinello. È l'inizio di un combattimento tanto atteso quanto rischioso, perché siamo letteralmente chiusi da barche, una delle quali, verso terra, a vela. Esco subito dall'acqua con la mia "verdona", lasciando a Gianluigi lo spazio per avere più raggio d'azione, controllando le repentine partenze verso il largo. Una, due, poi invece giù, a voler trovare salvezza sotto il pontile e tra le cime disseminate ovunque. A metà combattimento riusciamo a scorgere un riflesso argenteo a illuminare il mare: è un'orata fantastica, che non accenna in alcun modo alla resa. Dopo un bel po' di pazienza e un combattimento emozionante, la disperata ultima ricerca di puntare nuovamente il fondo verso la cima di poppa di una barca a vela viene resa vana dall'abilità di Gianluigi, che ha saputo controllare, nonostante il finale al limite per il peso della preda, le fughe di un pesce da copertina pescato a bolognese. Siamo nuovamente, subito, in pesca: non distraetevi mai dopo un pesce del genere portato a guadino, perché vuol dire che i pesci sono "entrati in pastura", girovagando intorno al fondo ricco di cibo finché dura la loro frenesia. Nemmeno il tempo di pensare a quanto appena scritto, che questa volta è il mio galleggiante a partire. Ancora un'orata, più possente e testarda, a trascinarmi, è proprio il caso di dirlo, giù in parallelo al pontile, rasentando sempre il fondo. Riesco, seppur per poco, a farla dirigere verso il largo: la schiena della "verdona", forte dei suoi anni, asseconda bene i cambi di direzione del pesce, finché, questa volta, la seconda orata trova salvezza strusciando la deriva della barca a vela. In circa un'ora dalla prima abboccata riusciamo a prenderne altre cinque, di taglia inferiore, di cui tre sottomisura, rilasciate. Decidiamo di tenerne tre, sia per non lasciare da sola in nassa la più grande, sia perché ci è sembrato di essere legati, fin dall'inizio dell'azione di pesca, a una relazione trinitaria pesca-passione-mare, non spezzata poi neanche nel numero del pescato finale.
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