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Passata01 mar 2024

Passate tiberine

Il Tevere è oggi un crocevia di biodiversità: breme, gardon, barbi europei e cavedani oversize convivono nelle sue acque. Un viaggio in bolognese da Castel Giubileo verso valle, tra correnti torrentizie, borraccina, incollato e reverse dragging.

Di Enrico Avagliano
Passate tiberine
C'è un luogo dove la biodiversità la fa da padrona. Il fiume Tevere, da diversi anni, è diventato un luogo di incontro di diverse specie ittiche che stiamo imparando a conoscere. Breme, gardon e barbi europei convivono con i famosi cavedani oversize che popolano le acque del "biondo". Tra le tecniche più avvincenti c'è senza dubbio la pesca con la bolognese e il bigattino. Amore e odio: da sempre il fiume Tevere è stato al centro dei dibattiti di romani e non. Una delle famosissime frasi del film "Gallo Cedrone" di Carlo Verdone, "sto fiume ce serve o nun ce serve", la dice lunga sull'opinione degli abitanti della città eterna nei confronti del famosissimo fiume. Caratteristico e affascinante nel suo percorso a "esse" che lambisce il centro storico della capitale, con i suoi alti muraglioni a proteggere la città, è un caratteristico balcone per turisti e non. Ma per quanto riguarda la pesca sportiva: "sto fiume ce serve o nun ce serve"? Finalmente è primavera, e il fiume, dopo un inverno fatto di piene e freddo, inizia la sua trasformazione. Pesci e temperature, come da sempre, vanno di pari passo, e questo innalzamento repentino ha messo in attività i nostri amici pinnati. Le settimane precedenti sono trascorse consultando i vari siti meteo: ormai le temperature sopra i venti gradi hanno decretato l'inizio della stagione della pesca in fiume. Da sempre la diga di Castel Giubileo è un interessante crocevia per tantissimi pescatori romani e non, che si cimentano con svariate tecniche alla ricerca dei bellissimi ciprinidi che popolano le acque del Tevere. Oggi focalizzeremo l'attenzione sulla tecnica della pesca con la bolognese, tra le più utilizzate sui fiumi italiani e lo stesso vale anche per il Tevere. Questo tratto di fiume è condizionato molto dalla diga: nei primi mesi della stagione è un fattore determinante, perché i continui cambi di livello tendono a bloccare un po' il pesce. Con l'andare avanti della stagione questo fenomeno tende a diminuire, e si ottiene un livello più costante per tutta la giornata. Per quanto riguarda la pesca in passata, i nostri "avversari" saranno soprattutto breme, gardon, barbi europei e cavedani. La caratteristica di questo tratto è la taglia delle specie: raramente dall'altra parte della lenza ci ritroveremo avversari di piccole dimensioni. La presenza di predatori si fa sentire: siluri e persico trota operano una selezione naturale importante. Potremmo dividere con una linea immaginaria il tratto in due tronconi: il primo più vicino alla diga, il secondo più a valle. Nel primo avremo un fondale basso e veloce. Nei periodi estivi si può tranquillamente pescare in acqua, facendo passate alla ricerca di barbi e cavedani: il fiume in questo tratto prende una conformazione torrentizia, ciottolosa e rapida. Scrutando con attenzione il fondale noteremo dei ciuffi di alghe filamentose: la borraccina, un'esca ormai caduta nel dimenticatoio ma usata per anni da tantissimi pescasportivi, innescata a ciuffi su ami generosi. Tralasciando la mitologica borraccina, l'esca che la fa da padrona è senza dubbio l'universale bigattino. In questo tratto, dove c'è una corrente sostenuta, l'uso del bigattino incollato è un approccio da non sottovalutare. La pesca a corta distanza è da preferire in questa porzione di fiume, che si sviluppa sulla distanza dei dieci metri: la pasturazione sarà per la maggior parte effettuata con la fionda, e qui le canne corte, nell'ordine delle bolognesi da cinque-sei metri, sono l'attrezzo più idoneo. Ovviamente più ci avviciniamo alla sponda e più saremo di fronte a un fondale irregolare, motivo per cui l'uso dell'incollato può essere controproducente: passate "a volare", con poco appoggio, saranno il dictat per avere la meglio su barbi e astuti cavedani. Se dovessimo trovare una passata pulita, dove abbiamo la possibilità di appoggiare di più la lenza sul fondo, è tutto di guadagnato, soprattutto per le chance di catturare i bellissimi barbi europei. In quel caso un po' di incollato può essere l'arma in più, senza però esagerare: le nostre palle di incollato non passeranno inosservate ai siluri, che sentendo il rumore delle sfere sulla superficie dell'acqua arriveranno in zona e faranno scappare gli altri pesci. In questo tratto di Tevere, riuscire a fare passate pulite e lineari non è di certo la cosa più semplice del mondo: dovremo fare i conti con diverse linee di passata. Di fronte a noi ci sono ancora i resti del vecchio ponte, che crea linee di corrente diverse. Per una corretta azione di pesca, e quindi anche di pasturazione, la prima cosa da fare è individuare quale linea di passata seguire, capire come entrare nel filo di corrente e che fondale abbiamo di fronte: questi tre punti sono fondamentali per capire come pasturare, sia a fionda che con l'incollato. Le lenze sono abbastanza elementari, corte sui cinquanta centimetri e con fili generosi: l'importante non è la lenza in sé, ma come la si fa lavorare in acqua. Passate e trattenute devono essere fatte in maniera corretta: i nostri acerrimi nemici saranno i vari rigiri che, specialmente a diga aperta, il fiume creerà. Passare sulla linea sbagliata può quindi rendere le nostre passate sterili. L'azione di pesca è la seguente: lancio a monte, trattenuta per far entrare la lenza sulla linea di passata scelta, far scorrere il galleggiante nella maniera più corretta possibile, e ricominciare. Le affondate saranno nette, e i combattimenti con i bellissimi barbi che colonizzano questo tratto metteranno a dura prova le nostre attrezzature. [[img6] Il tratto più a valle ha invece caratteristiche quasi opposte: qui il Tevere ha un fondale più alto e quindi una corrente più docile. Oltre ai famigerati barbi, in questo tratto troviamo le famosissime breme oversize che lo popolano. Prediligo una linea di passata lunga, utilizzando una sette metri: qui il fondale è regolare, senza troppi incagli, e la passata, a differenza del tratto a monte, è più lineare. Anche qui la pasturazione che prediligo è quella con il bigattino incollato, per poi rigirare la pesca con la fionda: vale lo stesso concetto del tratto precedente. Bisogna studiare le varie linee di passata per capire la conformazione del fondale. Avendo un fondale regolare, tendo ad appoggiare il terminale sul fondo: questo rende la lenza più stabile. Passare dove abbiamo pasturato con l'incollato è di fondamentale importanza: non a caso, appena passeremo sopra la nostra pasturazione ed effettueremo leggere trattenute, arriverà la mangiata. In questo tratto, in questi anni, ho notato che appoggiare una buona quantità di lenza può fare la differenza: il famigerato "reverse dragging". Questo approccio viene spesso visto in modo errato da molti pescatori, ma fatto nella giusta maniera può garantire ottime chance con barbi e breme in primis, ma anche sui furbissimi cavedani. Per utilizzare questa tecnica serve un galleggiante a spalle larghe con astina portante: appoggeremo molto la lenza sul fondo, quindi non possiamo permetterci finte affondate. La lenza, costruita con pallini schiacciati, deve essere lunga, dato che ne appoggeremo più della metà sul fondo. L'effetto che vedremo sarà quello del galleggiante in direzione opposta alla corrente: sia lui che la lenza freneranno molto la passata, e le affondate saranno nettissime. Il nostro compito sarà solamente effettuare l'appoggio giusto e la trattenuta corretta in fase di passata. Il fiume Tevere è uno spot che farebbe invidia ai più grandi fiumi europei: se solo le istituzioni e le associazioni credessero di più in questo spot, saremmo il fiore all'occhiello di tutta Europa. Quindi, se dovessi rispondere alla domanda "sto fiume ce serve o nun ce serve", la risposta sarebbe... sì, ce serve, ce serve come er pane.
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