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Mare08 apr 2024

L'oro nero... Pesca con la cozza

Testo di Silvio Fattori. La cozza è tra le esche più naturali per mare e foce, economica e sempre reperibile: tre modi diversi di innescarla, dall'innesco classico alla polpa cucita sul mezzo guscio, per selezionare orate di taglia.

Di Enrico Avagliano
L'oro nero... Pesca con la cozza
di Silvio Fattori La cozza è certamente una delle esche più naturali in assoluto, sia in mare che nei primissimi tratti delle foci, in quanto i pesci la possono reperire in natura in grande quantità e soprattutto con molta facilità. Nello scegliere il posto di pesca occorre sempre tenere in considerazione la presenza naturale delle cozze, presenti sempre sulle catene, sulle corde e su quasi tutti i manufatti, compresi i piloni in cemento che sul fondo tengono fermi, tramite le catene, i pontili galleggianti. Le cozze necessarie per una pescata possiamo procurarcele semplicemente acquistandole al supermercato (una o due retine sono sufficienti), e con una spesa modica si possono avere 3-5 kg di mitili, più che sufficienti per pescare e pasturare per tutta la battuta. Andando per ordine, partiamo dal più classico in assoluto: si ottiene aprendo la cozza con un coltello dalla lama robusta, raschiando la polpa e innescandola semplicemente trafiggendola più volte sull'amo. Si tratta di un innesco molto naturale e apprezzato dai pinnuti, ma che ha il problema di essere molto delicato e soprattutto di rappresentare qualcosa di irresistibile per i piccoli pesci presenti in zona. È un'ottima esca a inizio stagione, quando i piccoli pesci non sono ancora in piena attività. Se invece vogliamo fare qualcosa di diverso, assolutamente naturale e irresistibile agli occhi soprattutto delle orate, procediamo così: apriamo il mitile e raschiamo una parte della polpa sopra all'altra, gettando la parte di guscio in più (quella superiore, priva di polpa). A questo punto, con molta cura, entriamo con l'amo dove il "tendine" del muscolo si attacca al guscio (verso la parte più stretta del guscio), usciamo con amo e filo e "cuciamo" la polpa per almeno un paio di volte, ottenendo un innesco molto naturale composto dalla polpa intera e da mezzo guscio. Una volta in acqua, questo si posizionerà sul fondale con la polpa verso l'alto, mostrando agli occhi del pesce solo una cozza che ha perso la parte superiore del guscio, e quindi molto vulnerabile e appetibile. La terza possibilità è aprire il muscolo senza staccare completamente i due gusci tra loro e, con l'aiuto del coltello, staccare la polpa da entrambi i gusci portandola fuori verso il punto di attacco tra le due valve. A questo punto si passa l'amo un paio di volte nella polpa, magari completando con un paio di giri di filo elastico in prossimità della paletta o dell'occhiello dell'amo, in modo da non rendere l'innesco poco naturale. Anche in questo caso il pesce vede una cozza adagiata sul fondo, con la polpa in bella mostra. Per pescare con le cozze servono attrezzi decisamente strong, a partire da una bolognese scelta nella lunghezza ideale che permetta di pescare bene sotto la punta della canna, o appena fuori. A questa occorre abbinare un mulinello di misura 3000, caricato con dello 0.20 mm senza memoria. Visto che serve un'attrezzatura in grado di metterci al riparo da ogni sorpresa, anche i terminali e gli ami dovranno essere scelti con molta cura: si parte da uno 0.18-0.16 mm per i terminali e un numero 8-10 a occhiello per gli ami. È sicuramente da consigliare l'impiego del fluorocarbon rispetto al nylon, in quanto la sua resistenza all'abrasione, e la possibilità di salire anche di un paio di decimi nel diametro scelto per il terminale, lo fanno decisamente preferire. La geometria della zavorra che serve per tarare il galleggiante è comunque semplice: una torpille che tara il segnalatore al 70% e una spallinata che termina al nodo del terminale, oppure un bulk che sostituisce la torpille con la solita spallinata. Niente di complesso o sofisticato, ma una semplice piombatura che tara il segnalatore. Per sperare di avere successo occorre misurare perfettamente il fondale davanti alla nostra postazione, o lungo la linea di passata se si pesca in foce. Innescando la cozza si pesca con l'esca più o meno appoggiata sul fondo, ma è proprio questo "più o meno" che va valutato con grande attenzione. Cerchiamo di capire bene la morfologia del fondale, individuando buchette e dossi, per poi sfruttare questo lavoro preventivo durante l'azione di pesca. Abbiamo detto che l'azione si svolge quasi sempre con l'esca appoggiata sul fondo, ma a volte è meglio non farlo, come nel caso della pesca in parete o nelle vicinanze delle catenarie, dove i pesci trovano le cozze attaccate al muro o alle catene: qui è redditizio anche pescare staccati da terra, magari innescando solo la polpa, ma il più possibile vicino ai manufatti e alle catene stesse. Viceversa, innescando il mitile con mezzo guscio o aperto con entrambe le parti del guscio, è indispensabile farlo appoggiare sul fondo, ma senza esagerare, in modo da visualizzare le mangiate per tempo senza il rischio di ritrovarsi l'amo spolpato senza aver visto muovere il galleggiante. Pescando con la cozza non è raro incappare nel pezzo da novanta: anzi, è proprio per questo che la utilizziamo, per tentare di selezionare un po' la taglia in un momento della stagione in cui le bocche da sfamare sono molte, a causa delle temperature alte dell'atmosfera e dell'acqua. I piccoli pesci attaccheranno le esche tradizionali, quindi meglio ripiegare su qualcosa di più selettivo. La scelta dell'amo diventa di primaria importanza: ci stiamo confrontando con pesci come le orate, capaci di frantumare il più tenace dei molluschi, quindi occorre un amo robusto, a filo grosso e con una punta affilata che penetri il formidabile apparato boccale di sua maestà l'orata. Ecco che ci viene incontro il CLD 1026 di casa Cilrod, il brand campano che da qualche anno realizza e distribuisce prodotti selezionati e di grande qualità.
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