Testo e foto di Enrico Avagliano
Porto o antimurale, questo è il problema... Se William Shakespeare fosse stato un pescatore dei giorni nostri, sicuramente avrebbe usato questo soliloquio dinanzi a uno spot portuale. Ma Shakespeare non è mai stato un pescatore, e noi, nella maggior parte dei casi, siamo obbligati dalle normative vigenti a esercitare il nostro hobby preferito all'esterno delle aree portuali. Gli antimurali dei porti sono un habitat ideale per una grande varietà di specie ittiche che in questi luoghi trovano cibo in abbondanza. Affrontando questi ambienti con la tecnica della bolognese e bigattini, i nostri avversari saranno le classiche prede del sottocosta, dove saraghi e orate sono i padroni di casa, accompagnati dalle divertentissime occhiate e dai pesci di tana, con la sorpresa spigola sempre dietro l'angolo.
La maggior parte degli antimurali italiani è composta da scogli più o meno comodi, con fondali importanti a degradare, sia sabbiosi che ricchi di scogli. Grazie a queste caratteristiche, questo tipo di spot garantisce sempre un'ottima presenza di prede in tutto l'arco dell'anno. In questi ambienti abbiamo l'imbarazzo della scelta sui vari assetti pescanti da utilizzare, proporzionati alle specie ittiche che vorremmo insidiare e alle condizioni meteo marine che ci troveremo di fronte. In questo articolo parleremo dell'approccio in questi ambienti con la tecnica della bolognese, esaminando le diverse condizioni, sia light che più impegnative. La bolognese che prediligo per questo genere di spot è senza dubbio una canna di lunghezza compresa tra i sette e gli otto metri, con un'azione "allround" che permetta di gestire sia terminali sottili sia, all'occorrenza, far sentire i muscoli nelle condizioni più impegnative.
Pesca light
Terminali sottili e bigattini: questa è la classica pesca light. L'acqua sarà trasparente, e dovremo sfruttare più che mai i cambi di luce — la regola alba-tramonto vale qui più che in altre situazioni. Come dicevamo in precedenza, il terminale sottile sarà quasi d'obbligo per via della trasparenza dell'acqua, e legheremo ami di piccole dimensioni con un ottimo fluorocarbon. La nostra amata allround la abbineremo a un ottimo mulinello taglia 2500, imbobinato con del monofilo dello 0.14. Le prede predominanti in queste condizioni saranno le vivacissime occhiate e la regina degli arenili: sua maestà l'orata. La prima la troveremo nei primissimi strati superficiali e la insidieremo effettuando una pesca a mezz'acqua. L'occhiata è una specie che reagisce bene alla pastura composta da sfarinati e divide molto spesso il territorio con i cefali, anch'essi pesci che stazionano nei primi strati d'acqua. Cefali e occhiate vivono in branco, e se saremo bravi a mantenerlo nelle vicinanze dei nostri inneschi, il divertimento è assicurato.
La lenza che impiegheremo dovrà essere costruita con pochissimo piombo, e ci coadiuveremo di galleggianti piombati e terminali di oltre il metro di lunghezza. Discorso opposto per la pesca dell'orata. Lo sparide più ricercato dai pescasportivi italiani ama stazionare nelle vicinanze del fondo: i suoi alimenti principali sono senza dubbio molluschi e anellidi. In questi ambienti va alla ricerca delle cozze, di cui gli antimurali dei porti sono ricchi. Non disdegna assolutamente la larva di mosca carnaria, e gli amanti della bolognese light amano insidiarla proprio con questa esca. L'amo che impiegheremo per insidiare l'orata deve avere una curvatura ampia ed essere robusto, per via delle poderose mascelle. La pasturazione la effettueremo con bigattini sfusi, oppure con incollato composto da bigattini se volessimo fare una pesca più ferma sul fondo. La spallinata è d'obbligo: più aperta se la pasturazione è a bigattino sfuso, più raccolta se pescheremo con pasturazione a incollato. Il combattimento con un'orata di discrete dimensioni, con terminali sottili, è la massima espressione del divertimento. Provare per credere.
La pesca hard
Troppo spesso, ed erroneamente, si abbina l'uso del bigattino ai soli terminali sottili. Ci sono situazioni in cui ami generosi, e terminali altrettanto generosi, sono indispensabili per portare la preda all'interno del guadino. Mare mosso e schiuma fanno spesso rima con Diplodus, meglio conosciuto con il nome comune di sarago: potremmo definirlo tranquillamente il re della schiuma, dove c'è mare mosso c'è lui. La nostra fedelissima allround si toglie le vesti signorili della pesca light per raccogliere la sfida del più caparbio degli avversari. Il sarago è un pesce "tosto", mai domo: appena allamato, il suo primo pensiero è tornare da dove è venuto, cioè gli scogli. In questa tecnica, come avrete intuito, c'è bisogno di diametro generoso per evitare che questo avvenga.
Ami generosi, che diano la possibilità di innescare dai tre ai quattro bigattini per formare il cosiddetto "ciuffo". Il galleggiante che utilizzeremo è il classico da mare mosso, di forma tonda, chiamato volgarmente "pallina piombata", con terminale di circa un metro. La pasturazione va effettuata con bigattini sfusi, lanciando le nostre larve proprio dove l'onda si infrange sotto ai nostri piedi, sfruttando a nostro favore la risacca che si crea. Grazie alla forza dell'onda si crea una corrente in uscita: sarà nostro dovere concedere filo e far fare al galleggiante delle vere e proprie passate verso il largo. Le mangiate arriveranno spesso in un punto determinato, dove si concentrerà la scia dei nostri bigattini. Il combattimento con esemplari di buone dimensioni sarà adrenalina allo stato puro. Il consiglio è di coadiuvarsi con un guadino ampio, a maglie larghe e abbastanza lungo.
La maggior parte degli antimurali italiani è composta da scogli più o meno comodi, con fondali importanti a degradare, sia sabbiosi che ricchi di scogli. Grazie a queste caratteristiche, questo tipo di spot garantisce sempre un'ottima presenza di prede in tutto l'arco dell'anno. In questi ambienti abbiamo l'imbarazzo della scelta sui vari assetti pescanti da utilizzare, proporzionati alle specie ittiche che vorremmo insidiare e alle condizioni meteo marine che ci troveremo di fronte. In questo articolo parleremo dell'approccio in questi ambienti con la tecnica della bolognese, esaminando le diverse condizioni, sia light che più impegnative. La bolognese che prediligo per questo genere di spot è senza dubbio una canna di lunghezza compresa tra i sette e gli otto metri, con un'azione "allround" che permetta di gestire sia terminali sottili sia, all'occorrenza, far sentire i muscoli nelle condizioni più impegnative.
Pesca light
Terminali sottili e bigattini: questa è la classica pesca light. L'acqua sarà trasparente, e dovremo sfruttare più che mai i cambi di luce — la regola alba-tramonto vale qui più che in altre situazioni. Come dicevamo in precedenza, il terminale sottile sarà quasi d'obbligo per via della trasparenza dell'acqua, e legheremo ami di piccole dimensioni con un ottimo fluorocarbon. La nostra amata allround la abbineremo a un ottimo mulinello taglia 2500, imbobinato con del monofilo dello 0.14. Le prede predominanti in queste condizioni saranno le vivacissime occhiate e la regina degli arenili: sua maestà l'orata. La prima la troveremo nei primissimi strati superficiali e la insidieremo effettuando una pesca a mezz'acqua. L'occhiata è una specie che reagisce bene alla pastura composta da sfarinati e divide molto spesso il territorio con i cefali, anch'essi pesci che stazionano nei primi strati d'acqua. Cefali e occhiate vivono in branco, e se saremo bravi a mantenerlo nelle vicinanze dei nostri inneschi, il divertimento è assicurato.
La lenza che impiegheremo dovrà essere costruita con pochissimo piombo, e ci coadiuveremo di galleggianti piombati e terminali di oltre il metro di lunghezza. Discorso opposto per la pesca dell'orata. Lo sparide più ricercato dai pescasportivi italiani ama stazionare nelle vicinanze del fondo: i suoi alimenti principali sono senza dubbio molluschi e anellidi. In questi ambienti va alla ricerca delle cozze, di cui gli antimurali dei porti sono ricchi. Non disdegna assolutamente la larva di mosca carnaria, e gli amanti della bolognese light amano insidiarla proprio con questa esca. L'amo che impiegheremo per insidiare l'orata deve avere una curvatura ampia ed essere robusto, per via delle poderose mascelle. La pasturazione la effettueremo con bigattini sfusi, oppure con incollato composto da bigattini se volessimo fare una pesca più ferma sul fondo. La spallinata è d'obbligo: più aperta se la pasturazione è a bigattino sfuso, più raccolta se pescheremo con pasturazione a incollato. Il combattimento con un'orata di discrete dimensioni, con terminali sottili, è la massima espressione del divertimento. Provare per credere.
La pesca hard
Troppo spesso, ed erroneamente, si abbina l'uso del bigattino ai soli terminali sottili. Ci sono situazioni in cui ami generosi, e terminali altrettanto generosi, sono indispensabili per portare la preda all'interno del guadino. Mare mosso e schiuma fanno spesso rima con Diplodus, meglio conosciuto con il nome comune di sarago: potremmo definirlo tranquillamente il re della schiuma, dove c'è mare mosso c'è lui. La nostra fedelissima allround si toglie le vesti signorili della pesca light per raccogliere la sfida del più caparbio degli avversari. Il sarago è un pesce "tosto", mai domo: appena allamato, il suo primo pensiero è tornare da dove è venuto, cioè gli scogli. In questa tecnica, come avrete intuito, c'è bisogno di diametro generoso per evitare che questo avvenga.
Ami generosi, che diano la possibilità di innescare dai tre ai quattro bigattini per formare il cosiddetto "ciuffo". Il galleggiante che utilizzeremo è il classico da mare mosso, di forma tonda, chiamato volgarmente "pallina piombata", con terminale di circa un metro. La pasturazione va effettuata con bigattini sfusi, lanciando le nostre larve proprio dove l'onda si infrange sotto ai nostri piedi, sfruttando a nostro favore la risacca che si crea. Grazie alla forza dell'onda si crea una corrente in uscita: sarà nostro dovere concedere filo e far fare al galleggiante delle vere e proprie passate verso il largo. Le mangiate arriveranno spesso in un punto determinato, dove si concentrerà la scia dei nostri bigattini. Il combattimento con esemplari di buone dimensioni sarà adrenalina allo stato puro. Il consiglio è di coadiuvarsi con un guadino ampio, a maglie larghe e abbastanza lungo.Tieni il tuo archivio delle uscite
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