La tramontana bussa forte alle nostre spalle in quel piccolo porto dove fino a pochi mesi fa ci vedeva protagonisti in bellissime sessioni estive, dove le abboccate si susseguivano grazie alle temperature miti di quel periodo. Ora le temperature sono scese drasticamente e non solo noi notiamo questo cambio repentino, ma anche i nostri amici pinnati. Arriva il periodo più duro per i pescasportivi del sottocosta, e quei pochi che continueranno a pescare nonostante le condizioni meteo proibitive si dovranno confrontare con prede molto smaliziate.
Esiste una tecnica antica che, come tante altre, è andata nel dimenticatoio: una tecnica molto redditizia specialmente in questo periodo, dove le temperature sono molto rigide, dove ci confronteremo con prede di tutto rispetto usando terminali sottili e l'universale bigattino. In questo periodo dell'anno lo spot più gettonato è senza dubbio il porto. Il motivo è molto semplice: sponde comode e protette dagli agenti atmosferici e soprattutto una buona concentrazione di prede per tutto l'anno. La preda più ricercata in questi ambienti è la spigola, un'abitudinaria di questi spot dove trova grande quantità di cibo con molta facilità e, vista l'imminente fase riproduttiva, li usa per alimentarsi in grande quantità.
Spigola e bigattino sono un binomio vincente da sempre, ma in questo periodo dell'anno cambieremo il nostro approccio allo spot. Molto spesso mi capita di notare, in questi ambienti, colleghi cimentarsi in lanci a centro porto, quasi una gara a chi lancia più lontano. E se vi dicessi che le spigole sono proprio sotto ai nostri piedi?
Molti di voi sicuramente storceranno il naso, ma il motivo è molto semplice. Tutti i porti sono caratterizzati da sponde di cemento che degradano verso la superficie dell'acqua: una grandissima quantità di prede si trova nell'immediato sottoriva, ed è lì che la nostra amata spigola ama stazionare. Appena arrivati sul nostro spot, armeremo la canna da pesca: per questa tecnica prediligo un'ottima cinque metri con azione parabolica, dato che utilizzeremo terminali che oscillano dallo 0.08 allo 0.10 mm, con una piombatura che avrà un peso massimo di un grammo. La spallinata è d'obbligo per rendere il nostro bigattino il più naturale possibile. La lenza sarà molto aperta, costruita con pallini sferici di piccole dimensioni e morbidi, che non ledano il filo se dovessimo modificare l'assetto della piombatura — un ottimo prodotto sono i piombi sferici dell'azienda Anglers — e concluderemo la piombatura con terminali di lunghezza dal metro al metro e mezzo.
Ci troviamo di fronte a sua maestà la spigola, un pesce molto scaltro specialmente in questo periodo dell'anno. La pasturazione, composta da bigattini sfusi, la effettueremo lanciando poche dosi di larve per volta. Con questa tecnica, oltre alle spigole, potremo confrontarci con altre prede tipiche del porto come occhiate, saraghi e rare orate. Molto varierà dalla profondità in cui vorremo pescare e da come pastureremo: se pastureremo con ritmi elevati porteremo le nostre prede a staccarsi dal fondo — occhiate, ma anche spigole, saranno il nostro obiettivo. Con pasturazione meno frequente andremo invece a sondare gli strati più profondi alla ricerca del sarago o dell'orata.
Questa tecnica è ottima per porti con fondali non elevatissimi; se ci dovessimo confrontare con uno spot con fondali più profondi e volessimo effettuare una pesca sul fondo, oltre a utilizzare canne di lunghezza superiore, o addirittura la pesca con galleggianti scorrevoli, la pasturazione dovrà essere effettuata incollando i bigattini con una specifica colla, facile da reperire in tutti i negozi di articoli da pesca, oppure con il bait dropper.
La pesca a filo di banchina trova grande riscontro anche nei porti canale. Anch'essi, costruiti con banchine di cemento, sono un ottimo hotspot per praticare questa tecnica, e il pesce più ricercato resta la spigola. Qui, oltre alla profondità, dovremo fare i conti con la corrente, essendo a tutti gli effetti una foce, e quindi con il deflusso dell'acqua condizionato dalle maree. In questi spot la tecnica è molto praticata anche con esche alternative come gambero e corallina, ma anche con il bigattino abbiamo ottime chance. Come nella pesca in porto, anche qui il sottoriva è ricchissimo di prede, come gamberi e anguille, e le spigole stazionano contro corrente, attaccate nel vero senso della parola alla banchina.
Qui le maree sono di fondamentale importanza: la bassa marea è molto proficua grazie all'aumento di corrente derivato dall'abbassamento del mare, e proprio grazie a questo fattore la spigola entra in attività alla ricerca di cibo. La nostra fedelissima cinque metri farà al caso nostro anche in questi spot, ma la tecnica sarà molto simile alla classica pesca in passata ai cavedani. Armeremo la bolognese con piombature dal mezzo grammo al grammo e mezzo di peso; la zavorra sarà sempre composta da pallini sferici, in proporzione alla corrente che abbiamo di fronte. Leggerezza e naturalezza sono di fondamentale importanza, dato che l'innesco sarà composto da un solo bigattino, che dovrà confondersi con quelli usati per la pasturazione.
In questa tecnica non pesco quasi mai sul fondo: prediligo una pesca a mezz'acqua, proprio per intercettare la scia di bigattini in caduta. Per avere chance sulle furbissime spigole i terminali dovranno essere molto sottili, per una presentazione il più naturale possibile. L'azione di pesca la effettueremo lanciando a monte, per eseguire delle passate con diverse trattenute — a volte quasi estreme — pasturando anch'esse a monte. Molto spesso il nostro segnalatore affonderà proprio quando il nostro bigattino si troverà in mezzo agli altri pasturati.
Una tecnica molto avvincente, dove il senso dell'acqua e la conoscenza dello spot sono di fondamentale importanza. In questo articolo abbiamo rispolverato una tecnica caduta nel dimenticatoio, una tecnica molto catturante dove predatore e preda si fondono in una cosa sola — e il più scaltro ne uscirà vincitore.
Molti di voi sicuramente storceranno il naso, ma il motivo è molto semplice. Tutti i porti sono caratterizzati da sponde di cemento che degradano verso la superficie dell'acqua: una grandissima quantità di prede si trova nell'immediato sottoriva, ed è lì che la nostra amata spigola ama stazionare. Appena arrivati sul nostro spot, armeremo la canna da pesca: per questa tecnica prediligo un'ottima cinque metri con azione parabolica, dato che utilizzeremo terminali che oscillano dallo 0.08 allo 0.10 mm, con una piombatura che avrà un peso massimo di un grammo. La spallinata è d'obbligo per rendere il nostro bigattino il più naturale possibile. La lenza sarà molto aperta, costruita con pallini sferici di piccole dimensioni e morbidi, che non ledano il filo se dovessimo modificare l'assetto della piombatura — un ottimo prodotto sono i piombi sferici dell'azienda Anglers — e concluderemo la piombatura con terminali di lunghezza dal metro al metro e mezzo.
Ci troviamo di fronte a sua maestà la spigola, un pesce molto scaltro specialmente in questo periodo dell'anno. La pasturazione, composta da bigattini sfusi, la effettueremo lanciando poche dosi di larve per volta. Con questa tecnica, oltre alle spigole, potremo confrontarci con altre prede tipiche del porto come occhiate, saraghi e rare orate. Molto varierà dalla profondità in cui vorremo pescare e da come pastureremo: se pastureremo con ritmi elevati porteremo le nostre prede a staccarsi dal fondo — occhiate, ma anche spigole, saranno il nostro obiettivo. Con pasturazione meno frequente andremo invece a sondare gli strati più profondi alla ricerca del sarago o dell'orata.
Questa tecnica è ottima per porti con fondali non elevatissimi; se ci dovessimo confrontare con uno spot con fondali più profondi e volessimo effettuare una pesca sul fondo, oltre a utilizzare canne di lunghezza superiore, o addirittura la pesca con galleggianti scorrevoli, la pasturazione dovrà essere effettuata incollando i bigattini con una specifica colla, facile da reperire in tutti i negozi di articoli da pesca, oppure con il bait dropper.
La pesca a filo di banchina trova grande riscontro anche nei porti canale. Anch'essi, costruiti con banchine di cemento, sono un ottimo hotspot per praticare questa tecnica, e il pesce più ricercato resta la spigola. Qui, oltre alla profondità, dovremo fare i conti con la corrente, essendo a tutti gli effetti una foce, e quindi con il deflusso dell'acqua condizionato dalle maree. In questi spot la tecnica è molto praticata anche con esche alternative come gambero e corallina, ma anche con il bigattino abbiamo ottime chance. Come nella pesca in porto, anche qui il sottoriva è ricchissimo di prede, come gamberi e anguille, e le spigole stazionano contro corrente, attaccate nel vero senso della parola alla banchina.
Qui le maree sono di fondamentale importanza: la bassa marea è molto proficua grazie all'aumento di corrente derivato dall'abbassamento del mare, e proprio grazie a questo fattore la spigola entra in attività alla ricerca di cibo. La nostra fedelissima cinque metri farà al caso nostro anche in questi spot, ma la tecnica sarà molto simile alla classica pesca in passata ai cavedani. Armeremo la bolognese con piombature dal mezzo grammo al grammo e mezzo di peso; la zavorra sarà sempre composta da pallini sferici, in proporzione alla corrente che abbiamo di fronte. Leggerezza e naturalezza sono di fondamentale importanza, dato che l'innesco sarà composto da un solo bigattino, che dovrà confondersi con quelli usati per la pasturazione.
In questa tecnica non pesco quasi mai sul fondo: prediligo una pesca a mezz'acqua, proprio per intercettare la scia di bigattini in caduta. Per avere chance sulle furbissime spigole i terminali dovranno essere molto sottili, per una presentazione il più naturale possibile. L'azione di pesca la effettueremo lanciando a monte, per eseguire delle passate con diverse trattenute — a volte quasi estreme — pasturando anch'esse a monte. Molto spesso il nostro segnalatore affonderà proprio quando il nostro bigattino si troverà in mezzo agli altri pasturati.
Una tecnica molto avvincente, dove il senso dell'acqua e la conoscenza dello spot sono di fondamentale importanza. In questo articolo abbiamo rispolverato una tecnica caduta nel dimenticatoio, una tecnica molto catturante dove predatore e preda si fondono in una cosa sola — e il più scaltro ne uscirà vincitore.Tieni il tuo archivio delle uscite
Il Diario di Pesca Mare e Foce ha lo spazio per ogni dato che serve a trovare i tuoi schemi.



