Testo e foto di Enrico Avagliano
La pesca in trattenuta in foce è la tecnica che prediligo da sempre. Ho scritto diversi articoli riguardanti questa tecnica mirata alla spigola, regina indiscussa del salmastro. La pesca alla spigola con il bigattino è sicuramente tra le tecniche più avvincenti, ma allo stesso tempo tra le più complicate. Dovremo tenere conto di diversi fattori, tra cui la corrente, la profondità e la marea. In questo articolo prenderemo in esame la pesca in trattenuta in acque basse, utilizzando il galleggiante Torpedo della Cralusso.
In questa tecnica la scelta del galleggiante è di fondamentale importanza. In condizioni di discreta corrente, la scelta deve virare su un galleggiante che ci consenta di rimanere fermi e quindi di effettuare una trattenuta perfetta. Ecco che ci vengono in aiuto i famosissimi Torpedo.
La domanda sorge spontanea: perché utilizzare il torpedo e non un classico galleggiante? La risposta ce la dà la conformazione del torpedo stesso, che ha una forma molto simile a una vela ma con linee molto idrodinamiche. È caratterizzato da un vero e proprio solco al centro del corpo, creato per il passaggio dell'acqua. Alcune derive in metallo corredano il tutto e lo rendono molto stabile anche in forte corrente.
Una volta scelto il galleggiante, non ci resta che utilizzarlo nel modo più consono in foce. Foci basse o alte sono un ottimo hot spot per insidiare la protagonista indiscussa di questi ambienti: sua maestà la spigola. Non sarà raro vederla cacciare anche in acque con profondità irrisoria. Ovviamente gli approcci che dovremo utilizzare saranno diversi. Le foci naturali sono ambienti affascinanti proprio per la loro morfologia: nello stesso tratto potremo trovare, anche a poche decine di metri di distanza, una differenza sostanziale di fondale, e trovare punti di un metro di profondità non è una cosa rara. Anzi, proprio in questi ambienti, così difficili per via della forte corrente, potremmo avere ottime chance.
In questi luoghi caratterizzati da corrente sostenuta, paradossalmente cerco sempre di utilizzare lenze abbastanza leggere. La corrente sarà molto forte, e non sarà raro utilizzare sovrataratura di oltre dieci grammi. La presentazione corretta del nostro bigattino è sempre di fondamentale importanza: dovremo dare un equilibrio armonico alla nostra piombatura. Per farlo, in condizioni di forte corrente, preferisco appoggiare una buona porzione di lenza invece di realizzarne una di grammatura maggiore. Creo quindi una spallinata dell'ordine di un grammo e, al momento della misurazione del fondo, ne appoggio metà della lunghezza. Il terminale, dove collocheremo un amo di piccole dimensioni, sarà lungo quanto il fondale, quindi oltre il metro di lunghezza. In questo modo saremo noi a dare l'equilibrio corretto alla lenza, aumentando o diminuendo la profondità.
Un terminale così lungo è dovuto alla pasturazione che effettueremo, sempre con bigattino sfuso. L'ideale sarebbe incollare le nostre larve, ma le prede che andremo a insidiare non amano questo tipo di richiamo: tanto e spesso sarà il nostro diktat. Pescheremo in fondale basso e con forte corrente, e le larve che fionderemo raramente staranno ferme sul fondo. Ecco spiegato il motivo di un terminale lungo, che si confonderà con la scia che creeremo. Grazie all'equilibrio della nostra lenza, il nostro innesco, composto da un bigattino, non sarà in balia della corrente ma si muoverà in maniera armonica, proprio insieme ai bigattini fiondati.
Per rendere tutto ancora più equilibrato ci viene in aiuto il segnalatore della famiglia Cralusso. Il Torpedo, in queste condizioni, si trova nel suo ambiente naturale: grazie al suo design taglierà perfettamente la superficie dell'acqua, rendendo il nostro apparato pescante idoneo alla situazione. Il suo compito è frenare la corrente, cosa che un galleggiante tradizionale non riuscirebbe a fare, e ci dà la possibilità di utilizzare una sovrataratura proporzionata alla corrente e non superiore, come succederebbe con l'utilizzo di un segnalatore italiano. Cosa non di poco conto.
Le bolognesi ideali in questi ambienti sono senza dubbio attrezzi con una buona "schiena": oltre a contrastare spigole anche di ottime dimensioni, dovremo fare i conti con la forte corrente, e canne troppo "dolci" non farebbero al caso nostro. La spigola in questi spot ha un comportamento simile a quello di un pesce d'acqua dolce: la prima cosa che farà appena si sentirà in pericolo sarà andare a cercare la corrente principale, creando un forte attrito con l'acqua che con veemenza risalirà.
Sangue freddo e una buona dose di esperienza decreteranno il buon esito del combattimento. Si consigliano guadini lunghi con maglie larghe, per via della forte corrente. In questo articolo abbiamo visto le grandi potenzialità del galleggiante torpedo su fondali bassi e con forte corrente. Nei prossimi articoli vedremo il corretto utilizzo di questo accessorio su fondali profondi, alla ricerca della regina del salmastro.
In questa tecnica la scelta del galleggiante è di fondamentale importanza. In condizioni di discreta corrente, la scelta deve virare su un galleggiante che ci consenta di rimanere fermi e quindi di effettuare una trattenuta perfetta. Ecco che ci vengono in aiuto i famosissimi Torpedo.
La domanda sorge spontanea: perché utilizzare il torpedo e non un classico galleggiante? La risposta ce la dà la conformazione del torpedo stesso, che ha una forma molto simile a una vela ma con linee molto idrodinamiche. È caratterizzato da un vero e proprio solco al centro del corpo, creato per il passaggio dell'acqua. Alcune derive in metallo corredano il tutto e lo rendono molto stabile anche in forte corrente.
Una volta scelto il galleggiante, non ci resta che utilizzarlo nel modo più consono in foce. Foci basse o alte sono un ottimo hot spot per insidiare la protagonista indiscussa di questi ambienti: sua maestà la spigola. Non sarà raro vederla cacciare anche in acque con profondità irrisoria. Ovviamente gli approcci che dovremo utilizzare saranno diversi. Le foci naturali sono ambienti affascinanti proprio per la loro morfologia: nello stesso tratto potremo trovare, anche a poche decine di metri di distanza, una differenza sostanziale di fondale, e trovare punti di un metro di profondità non è una cosa rara. Anzi, proprio in questi ambienti, così difficili per via della forte corrente, potremmo avere ottime chance.
In questi luoghi caratterizzati da corrente sostenuta, paradossalmente cerco sempre di utilizzare lenze abbastanza leggere. La corrente sarà molto forte, e non sarà raro utilizzare sovrataratura di oltre dieci grammi. La presentazione corretta del nostro bigattino è sempre di fondamentale importanza: dovremo dare un equilibrio armonico alla nostra piombatura. Per farlo, in condizioni di forte corrente, preferisco appoggiare una buona porzione di lenza invece di realizzarne una di grammatura maggiore. Creo quindi una spallinata dell'ordine di un grammo e, al momento della misurazione del fondo, ne appoggio metà della lunghezza. Il terminale, dove collocheremo un amo di piccole dimensioni, sarà lungo quanto il fondale, quindi oltre il metro di lunghezza. In questo modo saremo noi a dare l'equilibrio corretto alla lenza, aumentando o diminuendo la profondità.
Un terminale così lungo è dovuto alla pasturazione che effettueremo, sempre con bigattino sfuso. L'ideale sarebbe incollare le nostre larve, ma le prede che andremo a insidiare non amano questo tipo di richiamo: tanto e spesso sarà il nostro diktat. Pescheremo in fondale basso e con forte corrente, e le larve che fionderemo raramente staranno ferme sul fondo. Ecco spiegato il motivo di un terminale lungo, che si confonderà con la scia che creeremo. Grazie all'equilibrio della nostra lenza, il nostro innesco, composto da un bigattino, non sarà in balia della corrente ma si muoverà in maniera armonica, proprio insieme ai bigattini fiondati.
Per rendere tutto ancora più equilibrato ci viene in aiuto il segnalatore della famiglia Cralusso. Il Torpedo, in queste condizioni, si trova nel suo ambiente naturale: grazie al suo design taglierà perfettamente la superficie dell'acqua, rendendo il nostro apparato pescante idoneo alla situazione. Il suo compito è frenare la corrente, cosa che un galleggiante tradizionale non riuscirebbe a fare, e ci dà la possibilità di utilizzare una sovrataratura proporzionata alla corrente e non superiore, come succederebbe con l'utilizzo di un segnalatore italiano. Cosa non di poco conto.
Le bolognesi ideali in questi ambienti sono senza dubbio attrezzi con una buona "schiena": oltre a contrastare spigole anche di ottime dimensioni, dovremo fare i conti con la forte corrente, e canne troppo "dolci" non farebbero al caso nostro. La spigola in questi spot ha un comportamento simile a quello di un pesce d'acqua dolce: la prima cosa che farà appena si sentirà in pericolo sarà andare a cercare la corrente principale, creando un forte attrito con l'acqua che con veemenza risalirà.
Sangue freddo e una buona dose di esperienza decreteranno il buon esito del combattimento. Si consigliano guadini lunghi con maglie larghe, per via della forte corrente. In questo articolo abbiamo visto le grandi potenzialità del galleggiante torpedo su fondali bassi e con forte corrente. Nei prossimi articoli vedremo il corretto utilizzo di questo accessorio su fondali profondi, alla ricerca della regina del salmastro.Tieni il tuo archivio delle uscite
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