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Foce12 feb 2024

Spigole nel gelo

In inverno la spigola entra in foce per nutrirsi in vista della riproduzione: pescarla in trattenuta tra le barche abbandonate, tra correnti fluviali e marine, è una delle sfide più tecniche della pesca in foce.

Di Enrico Avagliano
Spigole nel gelo
Chi me lo ha fatto fare... Queste erano le uniche parole che in quella notte gelida uscivano dalla mia bocca, mischiate dal fumo creato dall'umidità e dall'ennesima sigaretta. La tramontana era più fredda che mai in quella foce dove il "Nord" si incanala velocemente a spaccarti letteralmente la faccia e tutto ciò che trova scoperto del tuo corpo. Quel piccolo cantiere ormai abbandonato, teatro di questa sessione di pesca, mi accoglieva come un vecchio sanatorio. Trovare spazio tra quelle vecchie imbarcazioni non è cosa semplice: molte sono affondate nel tempo, altre ancora sfidano coraggiosamente la tramontana e le forti piene di quel fiume. Pescare in questi ambienti non è un gioco da ragazzi: molti ostacoli sommersi saranno i nostri più grandi nemici, insieme a una corrente sfalsata dalle imbarcazioni, e riuscire a pasturare con precisione nel posto desiderato non sarà sicuramente la cosa più semplice del mondo. L'inverno è arrivato e con sé ha portato il suo gelo e il fatidico calo delle temperature. Con l'arrivo della stagione fredda la specie predominante del sottocosta è senza dubbio la spigola, che in questo periodo dell'anno è intenta a espletare la fase più importante del suo ciclo vitale: la riproduzione. In questo periodo, che durerà per tutto l'inverno, la spigola andrà in cerca di cibo in grosse quantità per accumulare energie per una fase riproduttiva molto dispendiosa. La foce, in questo periodo dell'anno, riveste un ruolo importantissimo. Da sempre spigole e foce per noi pescasportivi sono un binomio vincente. La spigola ama stazionare in questi ambienti salmastri alla ricerca di pesce foraggio, caratterizzato soprattutto da cefali e salpe. La regina è un predatore che ama stazionare vicino a ostacoli sommersi o dietro le prue delle imbarcazioni, dove sferra attacchi fulminei grazie all'effetto sorpresa. Quindi tutti i luoghi dove avremo un fondo irregolare o presenza di barche di qualsiasi genere li potremo catalogare come un hot spot. Praticare la pesca con bolognese e bigattini con terminali sottili in questi spot non è molto semplice per molteplici motivi. L'esile terminale che ci divide dalla nostra preda sarà messo a dura prova anche a causa degli ostacoli che troveremo sul fondo, e una volta che la spigola verrà allamata il suo primo pensiero sarà quello di cercare le prue delle barche per lasciarci con l'amaro in bocca. Con l'esperienza riusciremo a contrastare le fughe repentine anche in questi ambienti complicati, ma la vera difficoltà sarà decifrare la corrente e di conseguenza la pasturazione, effettuata con bigattini sfusi. Nella foce dove abitualmente dedico le mie sessioni di pesca, raramente ci troveremo in condizione di poca corrente o di assenza della stessa: di norma avremo una corrente dai 4 grammi a salire. Quindi la tecnica che risulta vincente è la pesca in trattenuta. Per ogni foce che si rispetti abbiamo una corrente di entrata (corrente marina) e una corrente di uscita (corrente fluviale). Avremo quindi due correnti, quella del fiume e quella del mare, che si alternano in proporzione alle maree. In condizioni di alta marea la corrente marina avrà una spinta maggiore e di conseguenza noteremo il rallentamento della corrente; discorso opposto in condizioni di bassa marea, dove la corrente fluviale sarà quella dominante. C'è un terzo elemento, forse il più importante, che ha il nome di "stratificazione" (erroneamente chiamata cuneo salino). La stratificazione è la superficie di separazione tra la corrente fluviale (corrente superficiale) e la corrente marina (corrente di fondo): in poche parole è quello strato d'acqua dove avviene la divisione tra acqua fluviale e acqua marina. Il cuneo salino, invece, è l'effetto che crea la stratificazione, ovvero l'aumento di salinità all'interno dei fiumi. Sapere dove è collocata la stratificazione è quindi di fondamentale importanza per la pesca in foce. Pescare in trattenuta con lenze leggere, che oscillano dal grammo al grammo e mezzo di peso, con una buona corrente, non è un gioco da ragazzi. Qui ci viene in aiuto la sovra-taratura, costruita con un bulk o con classiche torpille, che ci permetterà di contrastare la corrente superficiale e far adagiare le nostre spallinate leggere sul fondo. Se la nostra sovra-taratura si dovesse trovare al di sopra di questo strato, la nostra lenza pescherà troppo sollevata dal fondo e sarà in balia della corrente; se invece si dovesse trovare al di sotto, la lenza risulterà troppo statica e poco adescante. Dovremo quindi pescare in una sorta di equilibrio, dove tutto l'apparato pescante riveste un ruolo ben preciso. Ora arriva il momento più complicato: individuare questo strato. Dopo aver montato il nostro segnalatore applicheremo una sonda e andremo a sondare tutta la colonna d'acqua che abbiamo di fronte. Appena collocheremo la sonda sulla superficie dell'acqua noteremo che il filo si posizionerà verso valle: segnale inequivocabile che siamo entrati nella corrente fluviale. Man mano che scenderemo verso il fondo ci accorgeremo che la corrente sarà inferiore. Quando noteremo che la nostra sonda scende perpendicolare allo specchio d'acqua, vorrà dire che siamo all'interno del punto desiderato, cioè al centro delle due correnti: è proprio in quel punto che dovremo collocare la nostra sovra-taratura. Lo step successivo è passare alla realizzazione della spallinata in proporzione alla corrente che abbiamo di fronte. A questo punto il nostro apparato pescante è in trattenuta sul fondo. Un altro aspetto fondamentale è la pasturazione, da effettuare in modo regolare con fiondate di bigattini: vale sempre la regola "poco ma costante". Per un'ottima pasturazione, oltre a valutare nel modo più preciso possibile la corrente, dobbiamo guardare con molta attenzione lo specchio d'acqua che abbiamo di fronte. Siamo in mezzo alle barche, che falsano non poco i vari giri di corrente e frenano la corrente superficiale. Nella maggior parte dei casi la corrente, una volta incontrata l'imbarcazione, tende a diminuire e a seguire il perimetro dello scafo, per poi rientrare anche in modo importante verso la sponda della foce. La pasturazione va quindi effettuata oltre la distanza della nostra linea di trattenuta. Anche qui la stratificazione ci viene in aiuto: più siamo vicini alla superficie dell'acqua e più dovremo pasturare vicino, discorso inverso se ci troviamo più in profondità. In questa pesca il galleggiante veste una funzione importantissima. Io prediligo l'uso di galleggianti a pera rovesciata intercambiabili, dato che in foce spesso ci troveremo di fronte a cambi repentini di corrente; se volessimo cimentarci in sessioni medio-lunghe e affrontare più maree, il galleggiante intercambiabile ci darà la possibilità di sostituirlo senza rifare tutto l'apparato pescante. In condizioni di corrente superficiale di moderata intensità possiamo invece affidarci ai fedelissimi galleggianti a vela che, grazie alla loro forma, sono l'ideale per contrastare una corrente superficiale importante. La pesca in trattenuta in foce è una pesca avvincente, in questo periodo di freddo polare dove l'equilibrio tra correnti di varia entità è delicato: una valutazione sbagliata può decretare un insuccesso al posto di un successo, mentre ci misuriamo con prede scaltre e smaliziate. Questa è la pesca alla spigola in inverno. Questa è la foce.
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