Testo e foto di Francesco Benedetti
La Riserva Naturale Regionale Nazzano-Tevere Farfa è la prima area protetta regionale del Lazio, istituita nel 1979 con la legge regionale 4 aprile 1979, n. 21. Si trova in un'estesa zona umida creata dall'uomo a nord di Roma (circa 700 ettari), successivamente alla realizzazione di una diga sul Tevere a metà degli anni '50: il cosiddetto "lago di Nazzano". A distanza di oltre mezzo secolo, la vegetazione si è adattata alle mutate condizioni ambientali, e il regime di protezione ha consentito a questo ambiente di rimanere integro. Questo itinerario rappresenta oggi uno dei siti più interessanti dell'Italia centrale per l'osservazione degli uccelli e dell'affascinante e sempre poco conosciuto "mondo della palude". La Riserva Naturale è SIC (Sito di Interesse Comunitario) e ZPS (Zona a Protezione Speciale), inserita nel sistema europeo Rete Natura 2000 (regione biogeografica mediterranea).
La Riserva è liberamente accessibile tutti i giorni, dall'alba al tramonto, nel rispetto delle norme di comportamento che regolano la fruizione dell'area protetta. Recentemente il sentiero natura "La Fornace", di traversine di legno, è stato riaperto al pubblico dopo i lavori di ristrutturazione: è un sentiero esclusivamente pedonale, con accesso vietato a bici e cavalli, come indicato dalla segnaletica. I sentieri natura e i capanni d'osservazione lungo le sponde del fiume permettono di osservare la vita acquatica della Riserva.
Ho affrontato il percorso con i miei due figli di 8 e 3 anni, e devo dire che con un passeggino anche i più piccoli possono farlo insieme a noi. Per chi volesse comprendere meglio la vita e gli equilibri di questo ecosistema, il Museo del Fiume di Nazzano è sicuramente una tappa da considerare. Trascorrere una giornata nelle aree attrezzate, a stretto contatto con la natura, è un'esperienza che coinvolge tutta la famiglia; per chi vuole, i battelli ecologici "Airone" e "Martin Pescatore" (23 posti ciascuno) permettono di ammirare la Riserva attraverso un emozionante percorso dal cuore stesso dell'area, cioè il fiume. Il susseguirsi delle anse del fiume è qualcosa in continua evoluzione, essendo questo paesaggio caratterizzato dalla continua, seppur lenta, erosione delle sponde che un corso d'acqua così importante compie sul territorio. Verso la fine della riserva, il Tevere incontra il Farfa, ricevendone da sinistra un importante apporto idrico: testimoni di questo incontro sono i caratteristici isolotti che si formano in mezzo al fiume maggiore. Il fiume reatino vanta una buona qualità delle sue acque (non è infrequente, nella bella stagione, incontrarvi gente "a mollo"), tanto che buona parte di esse viene captata per alimentare l'acquedotto del Peschiera-Capore, destinato alla Capitale. Più a valle c'è la diga di Nazzano, che costituisce il confine inferiore della riserva.
A parte l'indubbio valore naturalistico di questa escursione, va detto che in zona non mancano attrazioni storiche e culturali legate ai Comuni limitrofi. Come attestato dai reperti rinvenuti in loco, si può affermare che il territorio di Nazzano è stato abitato sin dai tempi dell'età del bronzo. In epoca preromana vi erano stanziati i Capenati, il cui territorio confinava con quello dei Sabini, dei Falisci e degli Etruschi, dei quali subirono l'influenza e dei quali furono alleati contro Roma. A seguito della caduta di Veio, il loro territorio fu annesso alla Repubblica Romana. Fra le testimonianze artistico-storiche più significative di questo territorio in epoche antiche troviamo quelle del cosiddetto "Pittore di Nazzano", che trae il nome dalla tomba omonima rinvenuta nella necropoli di Colle Carafa: fu un artista dell'area della Valle del Tevere, affine alla cultura falisco-capenate del IV secolo a.C., a cui sono attribuiti crateri a figure rosse provenienti dalle necropoli di Nazzano, di Nepi e della valle del Tevere, oggi nei Musei Archeologici di Villa Giulia, al Louvre e persino al British Museum, trafugati tra gli ultimi anni dell'800 e i primi del '900. Alcuni reperti si trovano nella collezione privata Drago, a Roma: in uno in particolare è rappresentata Arianna dormiente, IV secolo a.C. Non lontana da qui sorge l'antica area di Lucus Feroniae. Con un costo veramente esiguo si può poi visitare il Museo del Fiume di Nazzano.
Discorso a parte merita la non lontana Abbazia di Farfa: se resta tempo sufficiente, o per chi decide di passare una notte in agriturismo, è senz'altro una meta che vale la pena visitare. Sorge ai piedi del monte Acuziano, immersa nel fascino di una natura verdeggiante. L'abbazia, dove vivono i monaci benedettini in un clima di profonda spiritualità, fu dichiarata monumento nazionale nel lontano 1928, per la bellezza architettonica e artistica del monastero e della basilica, ed è ancora oggi un centro di cultura e spiritualità: basti pensare che nelle mura della chiesa si possono distinguere frammenti di sarcofagi paleocristiani. Nel corso dei secoli è stata visitata da re, imperatori e papi (si ricorda la visita di Carlo Magno e, in tempi recenti, di Giovanni Paolo II nel 1993), e sono migliaia anche oggi i visitatori che la frequentano, anche per ammirare le caratteristiche abitazioni del Borgo di Farfa, con le storiche botteghe gestite da artigiani.
Parlando di accessibilità e collegamenti, va sottolineato che la bellezza di questo itinerario si può apprezzare anche venendo in treno da Roma, portandosi dietro eventualmente una bici: punto di riferimento per questa modalità è la stazione di Poggio Mirteto, sulla linea Firenze-Roma, situata al km 15 della strada 313 che collega Passo Corese a Terni.
Ottimo punto di riferimento, molto utile per questa gita, è l'Ecoturismo Tevere Farfa, presente in loco da tantissimo tempo e vera ciliegina sulla torta di questo percorso. Si può anche pernottare, ma soprattutto si mangia bene e in modo semplice, con prodotti del territorio legati anche alla stagionalità, il che non guasta mai. Sono sempre pronti a fornire tutte le informazioni di cui si può aver bisogno, e consiglio di andarci.
Prima di intraprendere il viaggio di ritorno vale la pena soffermarsi ad ammirare la vista dalla cittadina di Nazzano, in posizione dominante rispetto all'area sottostante: uno scorcio che merita qualche minuto di contemplazione, magari verso il tramonto.
La pesca. Regolamentazione
La pesca nella Riserva è generalmente vietata, ma in deroga a questo può essere esercitata, solo in alcune zone e in alcuni giorni, in modalità no-kill, previo acquisto di un permesso rilasciato da alcuni esercizi della zona (annuale per i residenti, giornaliero per chi viene da fuori).
Proprio perché si tratta di una riserva, vi esorterei a provare la pesca nei tratti limitrofi al di fuori di essa: quello immediatamente a monte, per esempio, è molto comodo e accessibile, e parimenti interessante dal punto di vista della pesca. Il tratto di fiume preso in esame offre ottime possibilità per esercitare la nostra passione: come al solito vi parlerò del feeder. Siamo di fronte a un fiume dal letto molto ampio, con un'accentuata profondità sin da subito. Il biondo fiume, da queste parti, è pronto a farci divertire con diverse specie: carpe, carassi, cavedani, breme, gardon, ma anche siluri e persino acerine. La zona a monte del ponte di Montorso, in sponda destra, presenta anche punti abbastanza infrascati dove in estate c'è ombra il pomeriggio, il che non guasta mai nella stagione calda. Qui ho pescato diverse volte con vari approcci, sia feeder classico che method (ricordatevi però che il fiume richiede generalmente zavorre discrete, intorno ai 50 grammi, per tenere la corrente, e che il fondo digrada molto rapidamente).
Per pescare in questo punto occorre sapere che qui è stata istituita da poco una ZPC, e occorrerà quindi munirsi di un tesserino ulteriore oltre a quello provinciale (che ha sostituito la licenza) ed essere in possesso della tessera FIPSAS. Di seguito le indicazioni utili.
Acque convenzionate: Fiume Tevere da Ponzano a Torrita
La zona di pesca controllata/sperimentale (denominata ZPC 2 per brevità) è ubicata nel tratto di fiume Tevere, sponda orografica destra, compreso tra Ponzano Romano (42°16,09 N - 12°33,47 E), contrassegnato con apposite paline di inizio ZPC, e il ponte sulla via Tiberina SP15a in località Torrita Tiberina, contrassegnato con apposite paline di fine ZPC, come da convenzione stipulata con la Regione Lazio - ADA di Roma. Nella ZPC la FIPSAS ha inserito un campo di gara per la pesca sportiva, nel rispetto della stessa convenzione regionale.
Nel tratto convenzionato, per pescare è obbligatorio il possesso della tessera FIPSAS, del tesserino segnacatture e della licenza di pesca.
Il ponte che divide
Con questa sorta di ossimoro voglio descrivere ciò che mi è capitato di provare uscendo dalla riserva e dirigendomi a monte, nel tratto libero ora convenzionato. Il confine fra i due tratti è appunto il ponte di Montorso, sulla provinciale. Purtroppo il ponte non divide solo la zona della riserva dalla zona di pesca controllata, ma anche la zona dove la natura è rispettata e protetta da quella dove a volte l'uomo sembra non curarsene. Non è infrequente, infatti, recarsi a pesca e trovare quello che è stato lasciato da incivili nelle loro uscite precedenti; il fiume, durante le piene invernali, purtroppo "ripulisce" da solo. Sono sicuro che tutti i lettori saranno sensibili a questo problema, e vorranno contribuire a mantenere questo tratto di sponda pulito e fruibile a tutti quelli che vorranno recarvisi dopo di loro.
Link utili
Disciplinare pesca riserva
Sito della Riserva
Contatti della Riserva
Ho affrontato il percorso con i miei due figli di 8 e 3 anni, e devo dire che con un passeggino anche i più piccoli possono farlo insieme a noi. Per chi volesse comprendere meglio la vita e gli equilibri di questo ecosistema, il Museo del Fiume di Nazzano è sicuramente una tappa da considerare. Trascorrere una giornata nelle aree attrezzate, a stretto contatto con la natura, è un'esperienza che coinvolge tutta la famiglia; per chi vuole, i battelli ecologici "Airone" e "Martin Pescatore" (23 posti ciascuno) permettono di ammirare la Riserva attraverso un emozionante percorso dal cuore stesso dell'area, cioè il fiume. Il susseguirsi delle anse del fiume è qualcosa in continua evoluzione, essendo questo paesaggio caratterizzato dalla continua, seppur lenta, erosione delle sponde che un corso d'acqua così importante compie sul territorio. Verso la fine della riserva, il Tevere incontra il Farfa, ricevendone da sinistra un importante apporto idrico: testimoni di questo incontro sono i caratteristici isolotti che si formano in mezzo al fiume maggiore. Il fiume reatino vanta una buona qualità delle sue acque (non è infrequente, nella bella stagione, incontrarvi gente "a mollo"), tanto che buona parte di esse viene captata per alimentare l'acquedotto del Peschiera-Capore, destinato alla Capitale. Più a valle c'è la diga di Nazzano, che costituisce il confine inferiore della riserva.
A parte l'indubbio valore naturalistico di questa escursione, va detto che in zona non mancano attrazioni storiche e culturali legate ai Comuni limitrofi. Come attestato dai reperti rinvenuti in loco, si può affermare che il territorio di Nazzano è stato abitato sin dai tempi dell'età del bronzo. In epoca preromana vi erano stanziati i Capenati, il cui territorio confinava con quello dei Sabini, dei Falisci e degli Etruschi, dei quali subirono l'influenza e dei quali furono alleati contro Roma. A seguito della caduta di Veio, il loro territorio fu annesso alla Repubblica Romana. Fra le testimonianze artistico-storiche più significative di questo territorio in epoche antiche troviamo quelle del cosiddetto "Pittore di Nazzano", che trae il nome dalla tomba omonima rinvenuta nella necropoli di Colle Carafa: fu un artista dell'area della Valle del Tevere, affine alla cultura falisco-capenate del IV secolo a.C., a cui sono attribuiti crateri a figure rosse provenienti dalle necropoli di Nazzano, di Nepi e della valle del Tevere, oggi nei Musei Archeologici di Villa Giulia, al Louvre e persino al British Museum, trafugati tra gli ultimi anni dell'800 e i primi del '900. Alcuni reperti si trovano nella collezione privata Drago, a Roma: in uno in particolare è rappresentata Arianna dormiente, IV secolo a.C. Non lontana da qui sorge l'antica area di Lucus Feroniae. Con un costo veramente esiguo si può poi visitare il Museo del Fiume di Nazzano.
Discorso a parte merita la non lontana Abbazia di Farfa: se resta tempo sufficiente, o per chi decide di passare una notte in agriturismo, è senz'altro una meta che vale la pena visitare. Sorge ai piedi del monte Acuziano, immersa nel fascino di una natura verdeggiante. L'abbazia, dove vivono i monaci benedettini in un clima di profonda spiritualità, fu dichiarata monumento nazionale nel lontano 1928, per la bellezza architettonica e artistica del monastero e della basilica, ed è ancora oggi un centro di cultura e spiritualità: basti pensare che nelle mura della chiesa si possono distinguere frammenti di sarcofagi paleocristiani. Nel corso dei secoli è stata visitata da re, imperatori e papi (si ricorda la visita di Carlo Magno e, in tempi recenti, di Giovanni Paolo II nel 1993), e sono migliaia anche oggi i visitatori che la frequentano, anche per ammirare le caratteristiche abitazioni del Borgo di Farfa, con le storiche botteghe gestite da artigiani.
Parlando di accessibilità e collegamenti, va sottolineato che la bellezza di questo itinerario si può apprezzare anche venendo in treno da Roma, portandosi dietro eventualmente una bici: punto di riferimento per questa modalità è la stazione di Poggio Mirteto, sulla linea Firenze-Roma, situata al km 15 della strada 313 che collega Passo Corese a Terni.
Ottimo punto di riferimento, molto utile per questa gita, è l'Ecoturismo Tevere Farfa, presente in loco da tantissimo tempo e vera ciliegina sulla torta di questo percorso. Si può anche pernottare, ma soprattutto si mangia bene e in modo semplice, con prodotti del territorio legati anche alla stagionalità, il che non guasta mai. Sono sempre pronti a fornire tutte le informazioni di cui si può aver bisogno, e consiglio di andarci.
Prima di intraprendere il viaggio di ritorno vale la pena soffermarsi ad ammirare la vista dalla cittadina di Nazzano, in posizione dominante rispetto all'area sottostante: uno scorcio che merita qualche minuto di contemplazione, magari verso il tramonto.
La pesca. Regolamentazione
La pesca nella Riserva è generalmente vietata, ma in deroga a questo può essere esercitata, solo in alcune zone e in alcuni giorni, in modalità no-kill, previo acquisto di un permesso rilasciato da alcuni esercizi della zona (annuale per i residenti, giornaliero per chi viene da fuori).
Proprio perché si tratta di una riserva, vi esorterei a provare la pesca nei tratti limitrofi al di fuori di essa: quello immediatamente a monte, per esempio, è molto comodo e accessibile, e parimenti interessante dal punto di vista della pesca. Il tratto di fiume preso in esame offre ottime possibilità per esercitare la nostra passione: come al solito vi parlerò del feeder. Siamo di fronte a un fiume dal letto molto ampio, con un'accentuata profondità sin da subito. Il biondo fiume, da queste parti, è pronto a farci divertire con diverse specie: carpe, carassi, cavedani, breme, gardon, ma anche siluri e persino acerine. La zona a monte del ponte di Montorso, in sponda destra, presenta anche punti abbastanza infrascati dove in estate c'è ombra il pomeriggio, il che non guasta mai nella stagione calda. Qui ho pescato diverse volte con vari approcci, sia feeder classico che method (ricordatevi però che il fiume richiede generalmente zavorre discrete, intorno ai 50 grammi, per tenere la corrente, e che il fondo digrada molto rapidamente).
Per pescare in questo punto occorre sapere che qui è stata istituita da poco una ZPC, e occorrerà quindi munirsi di un tesserino ulteriore oltre a quello provinciale (che ha sostituito la licenza) ed essere in possesso della tessera FIPSAS. Di seguito le indicazioni utili.
Acque convenzionate: Fiume Tevere da Ponzano a Torrita
La zona di pesca controllata/sperimentale (denominata ZPC 2 per brevità) è ubicata nel tratto di fiume Tevere, sponda orografica destra, compreso tra Ponzano Romano (42°16,09 N - 12°33,47 E), contrassegnato con apposite paline di inizio ZPC, e il ponte sulla via Tiberina SP15a in località Torrita Tiberina, contrassegnato con apposite paline di fine ZPC, come da convenzione stipulata con la Regione Lazio - ADA di Roma. Nella ZPC la FIPSAS ha inserito un campo di gara per la pesca sportiva, nel rispetto della stessa convenzione regionale.
Nel tratto convenzionato, per pescare è obbligatorio il possesso della tessera FIPSAS, del tesserino segnacatture e della licenza di pesca.
Il ponte che divide
Con questa sorta di ossimoro voglio descrivere ciò che mi è capitato di provare uscendo dalla riserva e dirigendomi a monte, nel tratto libero ora convenzionato. Il confine fra i due tratti è appunto il ponte di Montorso, sulla provinciale. Purtroppo il ponte non divide solo la zona della riserva dalla zona di pesca controllata, ma anche la zona dove la natura è rispettata e protetta da quella dove a volte l'uomo sembra non curarsene. Non è infrequente, infatti, recarsi a pesca e trovare quello che è stato lasciato da incivili nelle loro uscite precedenti; il fiume, durante le piene invernali, purtroppo "ripulisce" da solo. Sono sicuro che tutti i lettori saranno sensibili a questo problema, e vorranno contribuire a mantenere questo tratto di sponda pulito e fruibile a tutti quelli che vorranno recarvisi dopo di loro.
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