Testo e foto di Silvio Fattori
Questo è il periodo giusto per l'amante della pesca nel salmastro, per il pescatore di estrazione dolciacquicola. La voglia di cimentarsi con prede di estrazione eurialina, che si spingono all'interno del corso d'acqua dolce, è sempre tanta e impossibile da colmare.
Ora non si scherza: spigole, orate, cefali e mormore sono le prede su cui dobbiamo concentrare le attenzioni. Loro sono lì, con la solita malizia di sempre. Nel tempo la permanenza nel fiume ha fatto acquisire loro quella giusta furbizia per fuggire al minimo rumore, per rifiutare un'esca mal presentata, per cibarsi a orari ben precisi della giornata e per starsene per il resto del tempo a oziare in mezzo agli ostacoli offerti dal corso del fiume. Sono diventati pesci selettivi, e come tali vanno affrontati facendo sfoggio del nostro senso dell'acqua e del pesce, pescandoli con le giuste malizie e accortezze. Una pesca difficile, quindi non per tutti, ma per questo affascinante e piena di soddisfazioni. Per avere un pesce di quelli citati "in canna", con terminali talvolta capillari, entra in gioco, oltre al fattore fortuna, anche l'abilità del pescatore nel destreggiare in modo impeccabile l'attrezzatura. In questo scorcio di stagione approfittiamo quindi per andare qualche ora in riva a questi corsi d'acqua, a caccia di pesci pregiati che faranno onore anche alla tavola.
Gli spot
Tutti i corsi d'acqua dolce che si riversano in mare diventano molto interessanti nel periodo estivo, il più siccitoso, quando la presenza del cuneo salino si fa sentire anche a diversi chilometri dal mare. In questi spot dobbiamo concentrare l'attenzione sull'andamento della marea e sulle condizioni meteo marine, che dovranno essere stabili, in modo da non modificare e viziare l'andamento delle correnti. Se andiamo con una bassa pressione molto accentuata e un mare particolarmente formato, possiamo riscontrare correnti discontinue, magari anche molto forti a tratti, che renderanno la pesca ancora più difficile — salvo poi, in questi frangenti, vedere pochissime abboccate ma di pesci importanti. Gli appunti di viaggio indicano comunque come giornate particolarmente fruttuose quelle stabili, o con leggere velature e bassa pressione in arrivo, e assenza di mare troppo mosso.
La marea
Anche se siamo lontani dalla foce, sentiremo comunque l'influenza dei movimenti di marea, con il conseguente innalzamento repentino del livello dell'acqua. Attenzione, quindi: ogni volta che questo accade, se non avremo il fondo giusto saremo fuori pesca e non vedremo nemmeno un'abboccata. Un trucco valido è piantare vicino a noi un paletto con dei segnalatori, ricavati semplicemente avvolgendo del nastro isolante o degli elastici colorati, per visualizzare quanto e con quali tempistiche si innalza il livello.
Accessori
Gli stessi di sempre, quando si va a pescare in passata: attrezzatura ridotta al minimo, una confezione assortita di piombi, alcuni rocchetti di filo per finali di diametro sottile, qualche galleggiante di diversa grammatura, e il gioco è quasi fatto. Si consiglia di riporre tutto in un gilet da pesca, in modo da avere sempre il materiale a portata di mano.
Canna e mulinello
Come abbiamo più volte ripetuto, si tratta di una pesca per palati fini, quindi anche l'attrezzatura dovrà essere all'altezza della situazione. Una bolognese di sei-sette metri, scelta in base alle esigenze imposte dal luogo di pesca, ad azione light, corredata con un mulinello di piccole dimensioni (2500/3000) caricato con dello 0,14, è quello che ci vuole per pescare senza problemi.
Altri accessori indispensabili
Stivali a coscia o un paio di waders se si pesca in acqua, una nassa di almeno cinque anelli per mantenere in vita il pesce, e un corto guadino con tracolla: accessori che non devono mai mancare in questa disciplina.
Importanti accortezze
Quando si pesca con le gambe in acqua bisogna muoversi il meno possibile: l'ideale sarebbe entrare in modo molto lento e con movimenti circospetti a inizio pescata, e se possibile uscire solo al termine della sessione. Siamo di fronte ad ambienti dove i pesci non sono abituati al rumore, quindi sono molto sospettosi — lo ripetiamo apposta, per farvi capire a cosa andate incontro.
Strani movimenti
Questi ambienti non avranno mai una corrente omogenea che scorre in un solo verso, ma, dati i continui movimenti di marea montante e calante, assisteremo a frequenti sbalzi d'acqua che talvolta metteranno a dura prova anche il più abile dei pescatori.
Come e quando pasturare
Quando si pesca in passata dobbiamo per forza riuscire a pasturare bene la zona di pesca, altrimenti ogni tentativo di catturare un pesce sarà vano. Come accennato, ci troviamo in un ambiente particolare dove il flusso della corrente varia secondo i movimenti di marea: pasturare nei momenti sbagliati vuol dire gettare via esche e tempo prezioso. Dobbiamo aspettare che l'acqua rallenti, si fermi o scorra in modo regolare: soltanto in questo momento potremo pasturare con profitto la zona di pesca. Poche manciate di larve, ma con lanci continui, è la pasturazione più giusta per invogliare, e non saziare, i pesci presenti in loco.
Misurare la profondità
Altra operazione molto importante, quanto indispensabile, è la misurazione della profondità dello spot. Dati tutti gli "inconvenienti" creati dalla marea, avremo innalzamenti e abbassamenti repentini dell'acqua e del fondale. Il consiglio è iniziare a pescare misurando il fondo e segnare sulla canna, anche semplicemente con un segmento di nastro isolante, un segno in corrispondenza dell'estremità dell'asta del galleggiante; una volta che l'acqua si ferma e aumenta a causa della marea, ripetere l'operazione. Dato che i pesci di solito entrano in attività proprio in questo momento, dovremo tenere come profondità campione quella misurata in marea, e fare un altro segno sulla canna in corrispondenza dell'asta del segnalatore. Soltanto con questo stratagemma avremo sempre il fondo perfettamente regolato per far fronte agli sbalzi d'acqua.
Alti e bassi
Dato che sia la forza della corrente che l'altezza dell'acqua variano per i motivi spiegati sopra, dovremo disporre di due canne montate con galleggianti di diversa grammatura: una più pesante, l'altra più leggera, per quando l'acqua si ferma e i pesci diventano ancora più selettivi sulle esche. Di seguito due lenze consigliate per questo scopo.
Lenza per acque correnti
Nel momento in cui la marea spinge e ci troviamo di fronte a un certo flusso di corrente, si consiglia una lenza pesante quanto basta per fare una passata naturale. Si inizia la scalatura di pallini partendo dal numero 10, per crescere di misura fino a tarare perfettamente il galleggiante. In questo modo avremo una lenza molto morbida nella parte del finale, di circa 80 cm, con amo del numero 18-20.
Lenza per acque ferme
Diventa imperativo, in questo caso, l'uso di una lenza molto leggera con una piombatura altrettanto morbida. L'utilizzo di un piccolo galleggiante è d'obbligo, tarato perfettamente da pallini sferici di piccola dimensione, posizionati equidistanti tra loro. Il finale dello 0,10, di 100 cm, con amo del numero 22, completerà il tutto.
Curare l'innesco
Un ultimo consiglio va alla cura da adottare sempre quando si innescano i bigattini. Massima attenzione va rivolta alla vitalità delle larve, che deve essere sempre ottima, pena forti rifiuti da parte dei pesci. Cambiate l'innesco ogni volta che subisca lacerazioni, o perda vitalità. Lo ripetiamo per l'ultima volta: siamo di fronte a pesci che hanno già visto, sentito e provato di tutto.
Occhio alla doppia corrente
Spesso, in foce, ci troviamo di fronte al fenomeno della doppia corrente. Ciò avviene quando l'acqua salata del mare si insinua nella foce e tende a risalire: poiché l'acqua salata è più pesante di quella dolce, la prima tende a stare sul fondo, la seconda a scivolare sopra. Ci accorgeremo di questo fenomeno osservando il galleggiante, la cui deriva sarà orientata verso la sorgente mentre l'antenna si piegherà verso la foce. Il fenomeno non è particolarmente dannoso per la pesca, ma è comunque fastidioso, e bisogna fare attenzione a pasturare se si usano bigattini sfusi: dopo una breve discesa in acqua dolce verso il mare, quando entrano nella corrente salata che risale il fiume, prendono la direzione contraria a prima. Per non pescare fuori pastura, quindi, è opportuno calcolare la forza della corrente superficiale e di quella profonda, in modo che il nostro amo sia sempre nel punto ideale.
Tutti i corsi d'acqua dolce che si riversano in mare diventano molto interessanti nel periodo estivo, il più siccitoso, quando la presenza del cuneo salino si fa sentire anche a diversi chilometri dal mare. In questi spot dobbiamo concentrare l'attenzione sull'andamento della marea e sulle condizioni meteo marine, che dovranno essere stabili, in modo da non modificare e viziare l'andamento delle correnti. Se andiamo con una bassa pressione molto accentuata e un mare particolarmente formato, possiamo riscontrare correnti discontinue, magari anche molto forti a tratti, che renderanno la pesca ancora più difficile — salvo poi, in questi frangenti, vedere pochissime abboccate ma di pesci importanti. Gli appunti di viaggio indicano comunque come giornate particolarmente fruttuose quelle stabili, o con leggere velature e bassa pressione in arrivo, e assenza di mare troppo mosso.
La marea
Anche se siamo lontani dalla foce, sentiremo comunque l'influenza dei movimenti di marea, con il conseguente innalzamento repentino del livello dell'acqua. Attenzione, quindi: ogni volta che questo accade, se non avremo il fondo giusto saremo fuori pesca e non vedremo nemmeno un'abboccata. Un trucco valido è piantare vicino a noi un paletto con dei segnalatori, ricavati semplicemente avvolgendo del nastro isolante o degli elastici colorati, per visualizzare quanto e con quali tempistiche si innalza il livello.
Accessori
Gli stessi di sempre, quando si va a pescare in passata: attrezzatura ridotta al minimo, una confezione assortita di piombi, alcuni rocchetti di filo per finali di diametro sottile, qualche galleggiante di diversa grammatura, e il gioco è quasi fatto. Si consiglia di riporre tutto in un gilet da pesca, in modo da avere sempre il materiale a portata di mano.
Canna e mulinello
Come abbiamo più volte ripetuto, si tratta di una pesca per palati fini, quindi anche l'attrezzatura dovrà essere all'altezza della situazione. Una bolognese di sei-sette metri, scelta in base alle esigenze imposte dal luogo di pesca, ad azione light, corredata con un mulinello di piccole dimensioni (2500/3000) caricato con dello 0,14, è quello che ci vuole per pescare senza problemi.
Altri accessori indispensabili
Stivali a coscia o un paio di waders se si pesca in acqua, una nassa di almeno cinque anelli per mantenere in vita il pesce, e un corto guadino con tracolla: accessori che non devono mai mancare in questa disciplina.
Importanti accortezze
Quando si pesca con le gambe in acqua bisogna muoversi il meno possibile: l'ideale sarebbe entrare in modo molto lento e con movimenti circospetti a inizio pescata, e se possibile uscire solo al termine della sessione. Siamo di fronte ad ambienti dove i pesci non sono abituati al rumore, quindi sono molto sospettosi — lo ripetiamo apposta, per farvi capire a cosa andate incontro.
Strani movimenti
Questi ambienti non avranno mai una corrente omogenea che scorre in un solo verso, ma, dati i continui movimenti di marea montante e calante, assisteremo a frequenti sbalzi d'acqua che talvolta metteranno a dura prova anche il più abile dei pescatori.
Come e quando pasturare
Quando si pesca in passata dobbiamo per forza riuscire a pasturare bene la zona di pesca, altrimenti ogni tentativo di catturare un pesce sarà vano. Come accennato, ci troviamo in un ambiente particolare dove il flusso della corrente varia secondo i movimenti di marea: pasturare nei momenti sbagliati vuol dire gettare via esche e tempo prezioso. Dobbiamo aspettare che l'acqua rallenti, si fermi o scorra in modo regolare: soltanto in questo momento potremo pasturare con profitto la zona di pesca. Poche manciate di larve, ma con lanci continui, è la pasturazione più giusta per invogliare, e non saziare, i pesci presenti in loco.
Misurare la profondità
Altra operazione molto importante, quanto indispensabile, è la misurazione della profondità dello spot. Dati tutti gli "inconvenienti" creati dalla marea, avremo innalzamenti e abbassamenti repentini dell'acqua e del fondale. Il consiglio è iniziare a pescare misurando il fondo e segnare sulla canna, anche semplicemente con un segmento di nastro isolante, un segno in corrispondenza dell'estremità dell'asta del galleggiante; una volta che l'acqua si ferma e aumenta a causa della marea, ripetere l'operazione. Dato che i pesci di solito entrano in attività proprio in questo momento, dovremo tenere come profondità campione quella misurata in marea, e fare un altro segno sulla canna in corrispondenza dell'asta del segnalatore. Soltanto con questo stratagemma avremo sempre il fondo perfettamente regolato per far fronte agli sbalzi d'acqua.
Alti e bassi
Dato che sia la forza della corrente che l'altezza dell'acqua variano per i motivi spiegati sopra, dovremo disporre di due canne montate con galleggianti di diversa grammatura: una più pesante, l'altra più leggera, per quando l'acqua si ferma e i pesci diventano ancora più selettivi sulle esche. Di seguito due lenze consigliate per questo scopo.
Lenza per acque correnti
Nel momento in cui la marea spinge e ci troviamo di fronte a un certo flusso di corrente, si consiglia una lenza pesante quanto basta per fare una passata naturale. Si inizia la scalatura di pallini partendo dal numero 10, per crescere di misura fino a tarare perfettamente il galleggiante. In questo modo avremo una lenza molto morbida nella parte del finale, di circa 80 cm, con amo del numero 18-20.
Lenza per acque ferme
Diventa imperativo, in questo caso, l'uso di una lenza molto leggera con una piombatura altrettanto morbida. L'utilizzo di un piccolo galleggiante è d'obbligo, tarato perfettamente da pallini sferici di piccola dimensione, posizionati equidistanti tra loro. Il finale dello 0,10, di 100 cm, con amo del numero 22, completerà il tutto.
Curare l'innesco
Un ultimo consiglio va alla cura da adottare sempre quando si innescano i bigattini. Massima attenzione va rivolta alla vitalità delle larve, che deve essere sempre ottima, pena forti rifiuti da parte dei pesci. Cambiate l'innesco ogni volta che subisca lacerazioni, o perda vitalità. Lo ripetiamo per l'ultima volta: siamo di fronte a pesci che hanno già visto, sentito e provato di tutto.
Occhio alla doppia corrente
Spesso, in foce, ci troviamo di fronte al fenomeno della doppia corrente. Ciò avviene quando l'acqua salata del mare si insinua nella foce e tende a risalire: poiché l'acqua salata è più pesante di quella dolce, la prima tende a stare sul fondo, la seconda a scivolare sopra. Ci accorgeremo di questo fenomeno osservando il galleggiante, la cui deriva sarà orientata verso la sorgente mentre l'antenna si piegherà verso la foce. Il fenomeno non è particolarmente dannoso per la pesca, ma è comunque fastidioso, e bisogna fare attenzione a pasturare se si usano bigattini sfusi: dopo una breve discesa in acqua dolce verso il mare, quando entrano nella corrente salata che risale il fiume, prendono la direzione contraria a prima. Per non pescare fuori pastura, quindi, è opportuno calcolare la forza della corrente superficiale e di quella profonda, in modo che il nostro amo sia sempre nel punto ideale.Tieni il tuo archivio delle uscite
Il Diario di Pesca Mare e Foce ha lo spazio per ogni dato che serve a trovare i tuoi schemi.



