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Feeder08 lug 2024

Muggini & Co

Il cefalo, pesce eurialino diffidente ma facilmente attratto dalla pastura, è un ottimo avversario a feeder: dal ponte della Scafa sul Tevere alla scelta di feeder, pastura e finali a doppio amo per una preda che combatte come pochi.

Di Enrico Avagliano
Muggini & Co
Testo e foto di Francesco Benedetti Una delle prede più comuni per i pescatori che frequentano spot come foci, porti e coste italiane, scogliere comprese, è il cefalo. Si tratta di una specie eurialina, che sopporta molto bene anche importanti variazioni di salinità, per cui possiamo trovarla nei fiumi anche a molti chilometri dal mare. Croce e delizia dei pescasportivi, il cefalo, o muggine, si prodiga in vigorose fughe una volta allamato, ed è per questo uno dei pesci maggiormente insidiati con le tecniche più disparate: capita di vederlo pescato a bolognese, con la canna fissa, a roubaisienne, ma anche a mosca, a fondo e a feeder. Proprio di quest'ultima tecnica vorrei parlarvi, poiché è quella che pratico quasi esclusivamente, e che con gli opportuni aggiustamenti risulta molto valida anche contro questo avversario. Essendo il muggine molto attratto dalla pastura, sarà proprio questa l'arma vincente per divertirsi con questo pinnuto. Solitamente preda non facile da ingannare, in presenza di pasturazione il cefalo perde la propria diffidenza. Montando un method sulla nostra lenza potremo dedicargli qualche ora di pesca, magari durante le ferie, senza bisogno di sovraccaricarci la macchina di attrezzature: bastano una sedia da feeder, magari con qualche accessorio non indispensabile, una canna con mulinello, un guadino e una manciata di feeder. Un porticciolo, un antemurale in un giorno di mare piatto, un fiume verso la foce o un canale salmastro sono i luoghi da preferire, ma si possono fare ottime catture anche da scogliera e spiaggia, vista la vastità di ambienti frequentati da questi pesci, a patto di scegliere una giornata con mare calmo. La taglia delle prede in questa variante della pesca a feeder varia da pochi grammi a diversi chilogrammi, e chi conosce la forza che sprigionano una volta allamate sa a cosa saranno sottoposte le attrezzature. Spesso, per il loro modo di aggredire pastura ed esca, capita che si pungano al di fuori dell'apparato boccale, sul corpo: anche in questi casi avremo partenze "a razzo", con dure battaglie per averne ragione, e i loro salti fuori dall'acqua metteranno a dura prova l'attrezzatura. Parlando di pesci che possono avere anche un interesse culinario (per esempio il cefalo dorato), va ricordato che in passato spesso veniva insidiato con tecniche poco sportive, che inevitabilmente finivano per lasciare in acqua numerosi pesci feriti in malo modo e condannati inutilmente a morire, come la pesca a strappo o i vari "pupazzi di pastura" riempiti di ami. Mi preme sottolineare che questa tecnica potrebbe consentire numerose catture, e che sta al buonsenso di noi pescasportivi non eccedere, nel caso si decida di trattenere qualche preda pescata in acque marine: va sempre rispettata la misura minima (prevista dalla legge in 20 cm) e il quantitativo catturabile, ricordando che non ha senso trattenere pesci pescati in contesti come fiumi inquinati o dentro porti commerciali, tra gli scarichi delle barche. Il ponte della Scafa, o di Tor Bacciana, è l'ultimo ponte sul fiume Tevere prima della foce (da cui dista circa 4 km), e collega Fiumicino a Ostia. Prima della bonifica delle paludi dell'agro romano (fine '800), le due sponde del Tevere, grosso modo nel punto in cui sorge oggi il ponte, erano collegate da un'imbarcazione detta appunto "la scafa", da cui l'attuale nome. Nel 1916 questo servizio di traghetto venne sostituito da una coppia di ponti in traliccio di ferro; l'attuale ponte della Scafa fu progettato nel secondo dopoguerra da Vito Camiz e inaugurato il 2 dicembre 1950. Per pescare in questo spot occorre solo la licenza di pesca nazionale per le acque interne, ma attenzione al divieto di pesca con il bigattino nel comune di Fiumicino, di cui fa parte la sponda destra del Tevere. Abbiamo scelto uno spazio tra i tanti rimessaggi per montare la sedia e, senza badare troppo alla marea, abbiamo iniziato a scaricare qualche method di pastura sul fondo, a una distanza di 15 metri con un fondo di circa 3 metri. Se i pesci sono in zona e ben disposti, ben presto dovremmo iniziare a vedere le mangiate sulla pastura, dal piombo trasmettersi al vettino, e poi le piegate veloci della vetta una volta allamati. La pastura in questo approccio riveste un'importanza particolare, dovendo essere in grado non solo di attirare i muggini ma anche di poter essere lavorata su un piombo da method e resistervi, a seconda di profondità ed eventuale corrente, almeno finché il feeder non giunge sul fondo, per poi lentamente iniziare a disfarsi. Sfarinati da "fondo mare" indirizzati agli sparidi, oltre che ai muggini, di solito si comportano abbastanza bene, anche se è importante capire correttamente la meccanica di questi prodotti e la bagnatura necessaria a seconda delle condizioni di impiego. Si possono usare anche sfarinati "da method", e in generale rendono bene pasture alla sardina, aglio, cozza e GLM (green lipped mussel), oltre a quelle al formaggio; anche il krill ha un forte ascendente su questi pesci. Pescando in fiume, anche a corta distanza, con mucchi di alghe nel sottosponda e canneti sulle rive ai nostri lati, conviene affidarsi a una canna da 12 piedi non troppo dura, ma che consenta anche di forzare un po' i muggini più grandi, evitando che trovino rifugio da qualche parte. Abbineremo un mulinello di medie dimensioni, diciamo un 4000, con un buon 0,23 in bobina. Un guadino di circa 4 metri con una testa capiente completerà la nostra attrezzatura, oltre ovviamente alla seduta. La scelta del feeder va fatta riferendosi essenzialmente a due modelli: flat method inline e flat method elasticated. Scegliendo il modello con elastico si ha il beneficio del potere ammortizzante di quest'ultimo, e si può magari azzardare un finale un po' più morbido e leggero. Nel mio caso ho puntato sul modello inline, scegliendo un Drennan In-line Flat Method Feeder Large da 45 grammi, molto adatto alla circostanza: tiene molto bene il fondo anche con una leggera corrente. "Alla Scafa" si ha la possibilità di incocciare anche esemplari di taglia notevole, quindi si pesca con finali tutt'altro che leggeri. Il method scelto ha un connettore (quick change method connector) fornito insieme al feeder, che consente un montaggio rapido ed eventuale sostituzione semplice del finale, che deve essere sempre perfetto in questa pesca — ricordiamoci di acquistare anche la formina corrispondente (feeder mould). Questo accessorio consente sia un montaggio fisso che uno scorrevole. Per il montaggio semifisso si procede così: si prende il feeder, si rimuove il connettore e si passa la madrelenza attraverso il feeder per circa 25 cm. Si esegue poi una termorestrizione di circa una dozzina di centimetri, da chiudere con un nodo a otto, tagliando l'eccedenza di filo a circa 12 cm dal nodo. A questo punto si apre il connettore, composto da una boccola e dall'attacco vero e proprio (a forma di S), e si passa l'asola posta alla fine della termorestrizione della madrelenza. Premesso che siamo alle prese con pesci lunatici, per cui quello che va bene oggi a volte non va bene domani, e che con questa tecnica ho visto molte persone nascondere semplicemente gli ami vuoti nella pastura e catturare perfettamente, io preferisco sempre innescare qualcosa all'amo. Mi sono trovato molto bene con prodotti della Dynamite Baits: ottime le nuove Swim Stim Durable Hookers 4 mm, le White Amino, per esempio. Perfette anche per essere innescate direttamente sull'amo, morbide ma tenaci, svolgono egregiamente il loro lavoro e in acqua disperdono lentamente la loro essenza. Ho fatto buone pescate anche con pop-up nuggets bianche e marroni, eventualmente divise a metà. Si possono innescare anche varie pellet da innesco più o meno morbide, non per forza affondanti, sempre nei gusti che sappiamo preferiti dai muggini, come le varie band'um piccole. C'è poi chi in mare preferisce innescare una briciola di petto di pollo o tacchino, e devo dire che funziona egregiamente. La lista di cosa mettere sull'amo è molto lunga: anche un piccolo tocco di verme coreano, per esempio. Braided o nylon? Premesso che, alle prese con pesci smaliziati e spesso di taglia, un sottile braided potrebbe essere molto indicato, nell'occasione mi sono affidato a un comune nylon da finali, un buon 0,18. L'innesco è ben nascosto nella palla di method, e il corto finale, come al solito una decina di centimetri, non deve però essere troppo esile, essendo collegato a un peso non indifferente (45 grammi di feeder più il peso della pastura). Dopo parecchie prove in diversi ambienti, ritengo che il finale debba avere due ami, meglio se posti in sequenza sullo stesso spezzone di nylon: per forza di cose, almeno uno, quello "a monte", dovrà essere a occhiello. Senza complicarci la vita, scegliamo un modello dal filo fine ma sufficientemente robusto, con occhiello dritto, e innescheremo direttamente sull'amo. Per eseguire questo finale si procede così: si taglia uno spezzone di nylon di circa 20 cm, e si lega a uno dei due capi liberi il primo amo, quello che poi si troverà più in basso — io, che scelgo due ami a occhiello, eseguo di solito un palomar. Poi si fa passare il capo libero del filo nell'occhiello del secondo amo, e lo si fa scorrere giù per la lenza finché la curva di questo amo non dista circa 2 cm dall'occhiello dell'amo sottostante: a questo punto si esegue per forza di cose un nodo "senza nodo" (knotless knot). Non resta che eseguire l'asola a monte, che fungerà da collegamento del finale al connettore. Ribadisco di fare attenzione alla scelta dell'amo, perché in foce e nei porti può capitare di trovare gli ami troppo leggeri aperti, o letteralmente "masticati", probabilmente dalle orate: regoliamoci di conseguenza. Pescando in mare, le sorprese sono rappresentate principalmente da sparidi (orate, saraghi, mormore) e spigole. In acque dolci e salmastre possiamo trovare tutti i pesci di fiume generalmente catturabili con questa tecnica, quindi carassi, cavedani e carpe in primis, ovviamente in base alla distanza dalla foce a cui si pesca.
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