Di Silvio Fattori
Che il mais sia una delle esche più antiche, e ancora oggi tra le più utilizzate, è sotto gli occhi di tutti: facile da reperire, facile da innescare, oltre a essere molto apprezzato da numerose specie di acqua dolce.
Tutti i pescatori di acqua dolce, nessuno escluso, almeno una volta nella vita sono venuti a contatto con il mais, sia come esca sia semplicemente per sentito dire. Un'esca validissima sia per la pasturazione preventiva che per l'innesco, selettiva quanto basta per tenere lontane le fameliche bocche dei piccoli pesci di disturbo che, in questa stagione, iniziano davvero a essere numerosi, attaccando senza sosta il bigattino e altre tipologie di larve. Fiumi, laghi e corsi d'acqua minori, popolati da ciprinidi di taglia — perlopiù carpe, cavedani e barbi — sono tutti spot da battere innescando il mais, pescando a bolognese, a waggler, a ledgering e a specialist. Ottimo anche per integrare la pastura, magari sistemato su un method, per rendere il tutto ancora più attraente e gustoso per il pesce che andremo a insidiare.
Durante la sua evoluzione come esca, il mais è stato negli anni protagonista di molte prove effettuate direttamente sul campo da tester che sono arrivati a produrre mais di aromi e colori diversi tra loro: gusti salati per il periodo freddo, dolci per quello mite ed estivo. Le varie aziende produttrici di mais hanno saputo, nel tempo, venire incontro alle esigenze dei pescatori sportivi e agonistici, garantendo un mais selezionato, con grani perfetti e morbidi quanto basta per essere innescati senza essere rifiutati nemmeno dal pesce più sospettoso. In questo periodo possiamo impiegare con successo il mais dolce, sia naturale che aromatizzato, magari alla vaniglia — altro aroma dei tempi che furono, come l'anice, che riporta indietro nel tempo chiunque abbia usato questo aroma per dippare la polenta impiegata nella cattura delle grosse carpe.
Una tipologia di mais ormai di uso comune, soprattutto nel mondo agonistico che gravita intorno ai carpodromi, ha dato ottimi risultati anche nelle acque libere: il mais bianco. Questo chicco, che deriva da una cultivar vera e propria, non è stato modificato nel colore, e spesso fa la differenza se innescato singolo su un amo di dimensione adeguata, soprattutto quando abbiamo di fronte carassi molto sospettosi e di taglia notevole. Il mais bianco si presenta molto polposo al tatto, morbido, ideale quindi per pesci sospettosi: possiamo avere successo con questa tipologia anche su barbi europei e cavedani, soprattutto quando l'acqua dei fiumi inizia a scaldarsi e la minutaglia entra in azione, rendendo vano ogni tentativo con le classiche esche da passata.
L'amo ideale per l'innesco del mais è un amo dritto a gambo medio, con filo abbastanza robusto, ma la caratteristica principale risiede nella punta, che rientra verso il gambo e risale oltre la metà dello stesso. Un amo del genere ha nella robustezza il suo punto di forza, ed è per questo utilizzato nelle pesche impegnative, in particolare per la pesca di fondo. Il peso di quest'amo, dato dal filo di metallo piuttosto grosso, ne sconsiglia l'impiego per la pesca a galla o comunque staccati dal fondo, se non in casi particolari. Tra le caratteristiche tecniche va sottolineata, oltre alla robustezza (direttamente proporzionale al diametro dell'acciaio), l'eccezionale proprietà di penetrazione della punta, data dalla sua inclinazione verso il gambo: questo lo rende un modello particolarmente indicato per quelle specie dotate di un apparato boccale molto carnoso, carpe e barbi davanti a tutte. Nella pesca al colpo le misure più usate vanno dal 18 al 10.
Il caldo inizia a farsi sentire... il consiglio è comunque di tenere sempre il mais all'interno del liquido che si trova nella confezione, magari trasferendolo in una scatola porta-esche per praticità, e se il liquido non basta e i chicchi rimangono allo scoperto, coprirli con acqua. Tenere il mais nel liquido, oltre a mantenerlo morbido e a non intaccarne le proprietà meccaniche, è un grande vantaggio in fase di innesco, proprio perché andiamo a presentare agli occhi del pesce qualcosa di goloso e adescante. Non private quindi mai il mais del suo liquido, se non quando volete mescolarlo alla pastura: in quel caso, oltre all'acqua da aggiungere allo sfarinato, è buona norma versare anche l'intero contenuto della confezione.
Negli ultimi anni hanno preso piede le cosiddette "fake baits", esche finte, imitazioni perfette dell'originale per colore e soprattutto consistenza. L'esigenza di montare un'esca finta è spesso quella di bilanciare un innesco, per renderlo più visibile e adescante agli occhi del pesce, sia in acqua ferma che in corrente. Da segnalare il synthetic corn realizzato dalla ditta Stonfo di Firenze, un mais dalla consistenza eccellente grazie al materiale morbido impiegato, derivante da una mescola particolare. La confezione contiene 15 chicchi di dimensione diversa (3 piccoli, 5 medi e 7 grandi), disponibili nei colori giallo, bianco e rosso. I chicchi, una volta utilizzati, possono essere impiegati di nuovo in sessioni di pesca future, e possono essere dippati con aromi a piacere per renderli ancora più adescanti.
Durante la sua evoluzione come esca, il mais è stato negli anni protagonista di molte prove effettuate direttamente sul campo da tester che sono arrivati a produrre mais di aromi e colori diversi tra loro: gusti salati per il periodo freddo, dolci per quello mite ed estivo. Le varie aziende produttrici di mais hanno saputo, nel tempo, venire incontro alle esigenze dei pescatori sportivi e agonistici, garantendo un mais selezionato, con grani perfetti e morbidi quanto basta per essere innescati senza essere rifiutati nemmeno dal pesce più sospettoso. In questo periodo possiamo impiegare con successo il mais dolce, sia naturale che aromatizzato, magari alla vaniglia — altro aroma dei tempi che furono, come l'anice, che riporta indietro nel tempo chiunque abbia usato questo aroma per dippare la polenta impiegata nella cattura delle grosse carpe.
Una tipologia di mais ormai di uso comune, soprattutto nel mondo agonistico che gravita intorno ai carpodromi, ha dato ottimi risultati anche nelle acque libere: il mais bianco. Questo chicco, che deriva da una cultivar vera e propria, non è stato modificato nel colore, e spesso fa la differenza se innescato singolo su un amo di dimensione adeguata, soprattutto quando abbiamo di fronte carassi molto sospettosi e di taglia notevole. Il mais bianco si presenta molto polposo al tatto, morbido, ideale quindi per pesci sospettosi: possiamo avere successo con questa tipologia anche su barbi europei e cavedani, soprattutto quando l'acqua dei fiumi inizia a scaldarsi e la minutaglia entra in azione, rendendo vano ogni tentativo con le classiche esche da passata.
L'amo ideale per l'innesco del mais è un amo dritto a gambo medio, con filo abbastanza robusto, ma la caratteristica principale risiede nella punta, che rientra verso il gambo e risale oltre la metà dello stesso. Un amo del genere ha nella robustezza il suo punto di forza, ed è per questo utilizzato nelle pesche impegnative, in particolare per la pesca di fondo. Il peso di quest'amo, dato dal filo di metallo piuttosto grosso, ne sconsiglia l'impiego per la pesca a galla o comunque staccati dal fondo, se non in casi particolari. Tra le caratteristiche tecniche va sottolineata, oltre alla robustezza (direttamente proporzionale al diametro dell'acciaio), l'eccezionale proprietà di penetrazione della punta, data dalla sua inclinazione verso il gambo: questo lo rende un modello particolarmente indicato per quelle specie dotate di un apparato boccale molto carnoso, carpe e barbi davanti a tutte. Nella pesca al colpo le misure più usate vanno dal 18 al 10.
Il caldo inizia a farsi sentire... il consiglio è comunque di tenere sempre il mais all'interno del liquido che si trova nella confezione, magari trasferendolo in una scatola porta-esche per praticità, e se il liquido non basta e i chicchi rimangono allo scoperto, coprirli con acqua. Tenere il mais nel liquido, oltre a mantenerlo morbido e a non intaccarne le proprietà meccaniche, è un grande vantaggio in fase di innesco, proprio perché andiamo a presentare agli occhi del pesce qualcosa di goloso e adescante. Non private quindi mai il mais del suo liquido, se non quando volete mescolarlo alla pastura: in quel caso, oltre all'acqua da aggiungere allo sfarinato, è buona norma versare anche l'intero contenuto della confezione.
Negli ultimi anni hanno preso piede le cosiddette "fake baits", esche finte, imitazioni perfette dell'originale per colore e soprattutto consistenza. L'esigenza di montare un'esca finta è spesso quella di bilanciare un innesco, per renderlo più visibile e adescante agli occhi del pesce, sia in acqua ferma che in corrente. Da segnalare il synthetic corn realizzato dalla ditta Stonfo di Firenze, un mais dalla consistenza eccellente grazie al materiale morbido impiegato, derivante da una mescola particolare. La confezione contiene 15 chicchi di dimensione diversa (3 piccoli, 5 medi e 7 grandi), disponibili nei colori giallo, bianco e rosso. I chicchi, una volta utilizzati, possono essere impiegati di nuovo in sessioni di pesca future, e possono essere dippati con aromi a piacere per renderli ancora più adescanti.Tieni il tuo archivio delle uscite
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