Testo e foto di Francesco Benedetti
Il lago del Turano è un bacino di origine artificiale realizzato nel 1939 sbarrando il corso del fiume omonimo, con la costruzione di una diga nei pressi dell'abitato di Posticciola e di Stipes, a 536 metri sul livello del mare, per produrre energia idroelettrica ed evitare che le piene del fiume inondassero la Piana di Rieti. Questo bacino è collegato da una galleria sotterranea lunga 9 km al lago del Salto, con il quale alimenta la centrale idroelettrica di Cotilia (situata a Città Ducale). Il lago è lungo una decina di chilometri e ha un perimetro di circa 36 km; si distende ai piedi del monte Navegna, una riserva naturale coperta di boschi, e nelle sue limpide acque si specchiano antichi paesi e castelli.
A circa metà del lago sorgono, quasi a fronteggiarsi l'un l'altro, i due centri abitati di Colle di Tora e di Castel di Tora, il primo su una penisola e l'altro su un cucuzzolo roccioso; i loro nomi furono cambiati nel 1864 a ricordo dell'antica città sabina di Tora. Gli altri paesi che si affacciano sul lago sono Ascrea e Paganico Sabino. Per chi viene da Roma, il punto di riferimento per raggiungere questo invaso è il casello di Carsoli dell'autostrada Roma-L'Aquila (A24), uscendo dalla quale si prosegue sulla via Turanense in direzione di Castel di Tora sino ad arrivare a costeggiare il lago.
Lo spot è ben popolato da cavedani, carpe, scardole, breme, tinche, carassi, persici trota e reali, lucci e anguille, sporadiche trote lacustri, aspi e anche, seppur ormai molto rare, savette e alborelle.
Generalmente il periodo migliore dal punto di vista della pesca è quello che va da aprile a ottobre, anche se per i cavedani si preferiscono i mesi invernali; occorre poi tenere a mente l'eventuale presenza di bagnanti nel periodo estivo. Abbiamo approfittato di una tiepida giornata invernale per confrontarci con i numerosi pesci che popolano questo lago.
Ai "giallorossi" in ZPCS
Per chi viene dal casello di Carsoli percorrendo la Turanense, occorre percorrere circa 18 km e fermarsi poco dopo aver superato il "Miralago": troveremo uno slargo alla nostra sinistra con dei cartelli e dei cassonetti (ricordiamoci di utilizzarli a fine giornata). Libretto segna catture e tessera FIPSAS, e saremo a posto. Ricordo comunque che per ogni informazione possiamo fare riferimento a Mirko Antonelli del Centro Pesca Turano.
La tecnica
Pescando al di fuori delle competizioni e rivolgendo le nostre attenzioni principalmente alle breme, che sono ormai una delle specie predominanti, la tecnica migliore è quella del feeder, utilizzando un "method" sufficientemente pesante da "volare" bene e affondare rapidamente, evitando di disperdere il carico a mezz'acqua.
La distanza di pesca varia sia in base al punto del lago che si sceglie, sia al livello stesso dell'invaso; nel periodo a cui si riferiscono le immagini il livello era basso e c'era tantissimo spazio per pescare.
Tanto fondo, meglio andare subito giù
Il fondo in questo invaso si presenta generalmente alto sin da subito, e anche scegliendo di pescare abbastanza "fuori", sondando fino a 40 metri (dove avevo circa 8 metri d'acqua), non sono riuscito a trovare un punto in cui il fondo si appianasse o smettesse di digradare.
Visto anche il vento trasversale, per non pormi un target troppo impegnativo e quindi per non rischiare di andare in difficoltà con l'attrezzo che usavo in caso di aumento o cambio di direzione del vento, ho deciso di "fare il fondo" a quaranta metri. Per questa situazione di pesca servono attrezzi precisi nel lancio e in grado di arrivare bene e con prontezza sulla mangiata. Allo stesso tempo, una canna troppo "dura" non andrebbe d'accordo con il recupero di una grossa breme che scuote il capo a 40 metri da noi nel tentativo di slamarsi: un compromesso è quindi la cosa ideale. Alla canna, nella circostanza una dodici piedi, abbineremo ovviamente un mulinello. Entro certe distanze non si rende ancora necessario l'impiego di braided in bobina, ma il nylon che sceglieremo deve comunque avere le caratteristiche tipiche dei monofili "da feeder": elasticità controllata, ossia ridotto allungamento (low stretch, che ci consentirà di percepire con sufficiente nitidezza le mangiate sul tip nonostante la distanza) e resistenza all'abrasione, oltre che una certa propensione all'affondamento — caratteristiche che ho trovato nel Feeder Concept Distance Black, nylon del quale ho scelto il diametro 0.22.
Per la fase di prebaiting, o pasturazione iniziale, mi sono affidato a un pasturatore da distanza, ma molto chiuso e sufficientemente pesante (almeno 40 grammi), come si può vedere in foto. Questi feeder hanno il piombo alla base e volano via con precisione, scendendo poi rapidamente sul fondo senza perdere il carico nella calata, vista anche la forma con poche aperture; non creano però problemi nella successiva fase di svuotamento, quando li richiamiamo dal fondo, perché l'apertura alla base è molto ampia, e alcuni hanno addirittura il corpo svasato, che accentua questa caratteristica. Pasturatori di queste forme tendono anche ad aggallare prima durante il recupero, rispetto a forme più aperte: un fattore da non trascurare. Se non si dovesse avere nella sacca un feeder come quello appena descritto, si potrà sempre "chiudere" un qualsiasi pasturatore da distanza (meglio un distance-cage, per l'ampia apertura alla base) con del nastro da elettricista. Nella fase di pesca adotteremo dei method da almeno 40, meglio se 45 grammi, in modo da raggiungere senza difficoltà il target prefissato e portare giù con sicurezza il carico in modo abbastanza rapido.
Ovvio che occorrerà affidarsi a uno sfarinato da method sufficientemente legante, altrimenti quanto detto finora sarà inutile. Personalmente mi sono affidato alla Marine Halibut Method Mix di Dynamite Baits, una pastura che uso da tempo e che lavora molto bene in queste situazioni; puntando alle breme, si può integrare anche con un po' di Dynamite Betaine Green — le breme gradiscono molto la betaina. Bagniamo anche dei pellet per incrementare il potere attrattivo, sempre alla betaina da 3 mm, da veicolare principalmente nella fase iniziale di pasturazione insieme al mais e a pellet da innesco spezzettate e piccole mini boiles divise; quando il fondo tende a digradare, divido sempre le esche sferiche per evitare che possano scivolare giù.
Esche e ami
Per quanto riguarda le esche, quelle che possono interessare le nostre amiche breme con questa tecnica sono molteplici: piccoli band'um pellet affondanti, nuggets, piccole boiles (7-9-10 mm), vermi di terra e anche il granturco, avendo l'accortezza di scegliere i chicchi più tosti del barattolo, poiché andranno pressati nella palla di method. Questa è un'esca che porto sempre con me e che, nella circostanza, è risultata veramente gradita ai pesci.
Pescando questi pesci occorre sempre orientarsi verso ami non troppo grandi e con una punta molto buona: infatti hanno una certa tendenza a slamarsi scuotendo la testa a destra e sinistra una volta allamati, come si può oggi facilmente vedere nei molti filmati underwater. L'amo ovviamente andrà scelto in base all'innesco e, nel caso si riscontrino difficoltà ad allamare i pesci, occorre verificare la punta e provare a ridurre la dimensione dell'innesco e di conseguenza dell'amo.
Ho confezionato il terminale con dell'ottimo nylon, 0.162 della Feeder Concept, un diametro sufficiente a tenere i pesci più grandi ma che mantiene una certa morbidezza che non guasta mai, considerando che, se siamo in presenza di un hair rig, anche il capello (la porzione di filo fra l'amo e l'esca) sarà fatto di nylon. È molto utile, in questo approccio, arrivare sul posto di pesca avendo già pronta una serie di finali: si risparmia molto tempo. Poi, nel corso della sessione, capendo quale esca e quindi quale sistema di innesco funziona meglio, si può sempre preparare qualche finale di scorta sul posto, senza distrarsi troppo. Principalmente anelli per i pellet, baionette per le mini boiles e quickstop per il mais. Il verme, molto gradito anche dagli esemplari di taglia maggiore, si innesca sull'amo e deve rimanere esterno alla palla di method, senza essere schiacciato in essa.
Measuring banksticks
Ebbi il piacere di partecipare al Campionato Italiano Feeder 2011, la cui seconda fase si svolse sul Tevere a Montemolino, e fu considerato in effetti un banco di prova per il Mondiale Feeder che di lì a poco si sarebbe disputato proprio su quel campo gara. All'epoca dei fatti, prodigo di cavedani ma anche carpe e carassi, questi ultimi da cercare a ridosso della sponda opposta. Quel Mondiale, se non vado errato, fu una delle prime volte in cui si videro utilizzare in maniera massiccia questi picchetti. In sostanza, attingendo poi anche dall'esperienza dei concorrenti stranieri, la maggior parte degli agonisti si rese conto che un sistema di misurazione della distanza di pesca semplice e accurato allo stesso tempo, come questo, permette davvero di affrontare con facilità e precisione la pesca a feeder, in particolare quella a distanza.
Questo attrezzo consta di due paletti ed è completato da un cordoncino (generalmente di tre metri), sul quale a volte sono inseriti anche dei "segna-lunghezza" scorrevoli per le misure intermedie. In sostanza, una volta piantati i paletti nel terreno mantenendo disteso il cordino, sapremo che la distanza fra i due è di tre metri. A questo punto, dopo aver sondato il fondo e scelto dove pescare, blocchiamo il filo sulla clip del mulinello alla distanza scelta e recuperiamo la lenza; poi infiliamo il feeder in uno dei due paletti e avvolgiamo la lenza madre attorno agli stessi, fino ad arrestarci una volta raggiunto il punto in cui la lenza è bloccata nella clip. La distanza viene quindi calcolata in base ai giri effettuati (se i paletti sono a tre metri e abbiamo fatto 13 volte la distanza fra un paletto e l'altro, saremo a 39 metri, e così via). Tutto questo ci consente non solo di sapere con precisione a quanti metri di distanza stiamo pescando, ma anche di poter montare una seconda canna alla medesima distanza.
"Clippatura"
Ci sono essenzialmente due modi di clippare la lenza. Passando il filo sotto alla clip (la uso con pesci di taglia, quando potrebbe essere necessario "sclippare" all'improvviso per cedere ulteriore filo). Oppure passando il filo tutto intorno alla clip, girando in senso antiorario: è il sistema che adotto con pesci di media taglia, come in questo caso, dove si ha una tenuta migliore nel lancio e difficilmente il filo si sclipperà nella sua fuoriuscita; al contrario del sistema precedente, però, sarà anche più difficile sclippare rapidamente quando saremo in pesca e si renderà necessario.
L'azione di pesca
Montata la postazione, occorre scegliere la distanza di pesca. Se non si hanno esperienze recenti del posto e quindi non si sa a che distanza tendono a stazionare i pesci, conviene andare un po' per tentativi. In questo caso, andando incontro ai periodi più rigidi, ho deciso di pescare abbastanza fuori, mentre alla fine della primavera mi era capitato di "trovarle" con diciotto metri di lenza fuori. Attenzione poi alle eventuali false mangiate: se si susseguono potrebbero essere line-bites, le cosiddette mangiate sul filo — così gli inglesi chiamano le botte provocate dalle breme che urtano il filo nutrendosi sul fondo. Chiunque abbia visto un banco di questi pesci alimentarsi sul fondo capirà meglio, ma, a seconda di come digrada il fondo, è indubbio che usando un filo affondante e un peso non trascurabile la madrelenza, almeno nei pressi del feeder, sarà sul fondo, e le "botte sul filo" probabilmente saranno provocate da pesci che stazionano qualche metro prima di dove stiamo pescando. Questi pesci sono poi noti per essere ricoperti di muco: trovare questo muco sulla lenza è un altro segnale da poter interpretare. La lenza va clippata prima di iniziare la pasturazione iniziale, e poi occorre montare il feeder per la pasturazione; una volta fatti una decina di scarichi di pastura carica di quanto detto in precedenza sul fondo, si monta in lenza il method al posto del pasturatore.
Un corto finale, indicativamente dello 0.16, e siamo pronti per innescare. Cerchiamo sempre di verificare bene la tenuta dell'impasto sul method nei primi lanci: il tutto deve arrivare integro sul fondo. Una volta in pesca occorre valutare i tempi di attesa e stabilire quindi quanto occorre "tenere" giù in assenza di segnali prima di recuperare. Con il set up descritto le breme dovrebbero allamarsi bene, ma in caso contrario occorre verificare la punta dell'amo, eventualmente sostituirlo o provare a ridurne la dimensione; anche ridurre la dimensione dell'innesco (che deve sempre essere proporzionato all'amo) può essere una strada da percorrere. Il recupero di questi pesci deve essere sempre accorto ed effettuato con una certa cautela, poiché hanno anch'essi una certa tendenza a slamarsi: l'unico accorgimento è allontanarle abbastanza celermente dal resto del branco una volta allamate, per evitare che dibattendosi mettano in allarme gli altri pesci, e alzarle un po' dal fondo nelle fasi iniziali del recupero per evitare eventuali incagli. Dare dei pellet piccoli in pastura durante l'azione di pesca con il method contribuisce a tenere alimentato quanto basta lo spot, soprattutto se il fondo iniziale è stato fatto bene.
Nelle foto si può vedere il caricamento dello stampo del method, prima con pastura e poi con un po' di pellet, che verranno a trovarsi nella parte inferiore della palla di method. Se capita di avere all'inizio alcune mangiate in sequenza e poi un brusco calo dell'attività dei pesci, potrebbe dipendere dal fatto che il "fondo" fatto inizialmente non è stato sufficiente a trattenere in pastura il branco dei pesci. A questo punto non resta che armarsi nuovamente di open end e fare qualche scarico di pastura come all'inizio.
Pescando in questo invaso capita sovente di avere a che fare con il vento. La cosa migliore, generalmente, è posizionarsi col vento alle spalle, per quanto possibile. Se parliamo di forti folate di vento laterali, per continuare a raggiungere con precisione il punto dove stiamo pescando sarà opportuno aumentare leggermente il peso del feeder. Posizionare la canna con la vetta quasi al livello dell'acqua aiuta molto a non subire il disturbo delle folate di vento sul tip.
La nassa "di carta"
Ovviamente non si tratta di una rete di carta, ma di un block notes da usare in sostituzione della rete, per segnarvi le catture e tenere una cronologia di quanto accade quando siamo seduti sul panchetto. È un ottimo sistema non solo per rendersi conto di quanto accade nella sessione di pesca — pesci presi, magari incolonnandoli per specie — ma anche per prendere nota dell'effettiva distanza di pesca e segnare appunti sugli inneschi e sulle modifiche che apportiamo alla lenza. Il tutto senza costringere i pesci a stare chiusi in una nassa: un piccolo espediente, ma un grande segno di rispetto verso questi delicati pesci, che ci consentirà di tornare a casa ugualmente appagati.
A circa metà del lago sorgono, quasi a fronteggiarsi l'un l'altro, i due centri abitati di Colle di Tora e di Castel di Tora, il primo su una penisola e l'altro su un cucuzzolo roccioso; i loro nomi furono cambiati nel 1864 a ricordo dell'antica città sabina di Tora. Gli altri paesi che si affacciano sul lago sono Ascrea e Paganico Sabino. Per chi viene da Roma, il punto di riferimento per raggiungere questo invaso è il casello di Carsoli dell'autostrada Roma-L'Aquila (A24), uscendo dalla quale si prosegue sulla via Turanense in direzione di Castel di Tora sino ad arrivare a costeggiare il lago.
Lo spot è ben popolato da cavedani, carpe, scardole, breme, tinche, carassi, persici trota e reali, lucci e anguille, sporadiche trote lacustri, aspi e anche, seppur ormai molto rare, savette e alborelle.
Generalmente il periodo migliore dal punto di vista della pesca è quello che va da aprile a ottobre, anche se per i cavedani si preferiscono i mesi invernali; occorre poi tenere a mente l'eventuale presenza di bagnanti nel periodo estivo. Abbiamo approfittato di una tiepida giornata invernale per confrontarci con i numerosi pesci che popolano questo lago.
Ai "giallorossi" in ZPCS
Per chi viene dal casello di Carsoli percorrendo la Turanense, occorre percorrere circa 18 km e fermarsi poco dopo aver superato il "Miralago": troveremo uno slargo alla nostra sinistra con dei cartelli e dei cassonetti (ricordiamoci di utilizzarli a fine giornata). Libretto segna catture e tessera FIPSAS, e saremo a posto. Ricordo comunque che per ogni informazione possiamo fare riferimento a Mirko Antonelli del Centro Pesca Turano.
La tecnica
Pescando al di fuori delle competizioni e rivolgendo le nostre attenzioni principalmente alle breme, che sono ormai una delle specie predominanti, la tecnica migliore è quella del feeder, utilizzando un "method" sufficientemente pesante da "volare" bene e affondare rapidamente, evitando di disperdere il carico a mezz'acqua.
La distanza di pesca varia sia in base al punto del lago che si sceglie, sia al livello stesso dell'invaso; nel periodo a cui si riferiscono le immagini il livello era basso e c'era tantissimo spazio per pescare.
Tanto fondo, meglio andare subito giù
Il fondo in questo invaso si presenta generalmente alto sin da subito, e anche scegliendo di pescare abbastanza "fuori", sondando fino a 40 metri (dove avevo circa 8 metri d'acqua), non sono riuscito a trovare un punto in cui il fondo si appianasse o smettesse di digradare.
Visto anche il vento trasversale, per non pormi un target troppo impegnativo e quindi per non rischiare di andare in difficoltà con l'attrezzo che usavo in caso di aumento o cambio di direzione del vento, ho deciso di "fare il fondo" a quaranta metri. Per questa situazione di pesca servono attrezzi precisi nel lancio e in grado di arrivare bene e con prontezza sulla mangiata. Allo stesso tempo, una canna troppo "dura" non andrebbe d'accordo con il recupero di una grossa breme che scuote il capo a 40 metri da noi nel tentativo di slamarsi: un compromesso è quindi la cosa ideale. Alla canna, nella circostanza una dodici piedi, abbineremo ovviamente un mulinello. Entro certe distanze non si rende ancora necessario l'impiego di braided in bobina, ma il nylon che sceglieremo deve comunque avere le caratteristiche tipiche dei monofili "da feeder": elasticità controllata, ossia ridotto allungamento (low stretch, che ci consentirà di percepire con sufficiente nitidezza le mangiate sul tip nonostante la distanza) e resistenza all'abrasione, oltre che una certa propensione all'affondamento — caratteristiche che ho trovato nel Feeder Concept Distance Black, nylon del quale ho scelto il diametro 0.22.
Per la fase di prebaiting, o pasturazione iniziale, mi sono affidato a un pasturatore da distanza, ma molto chiuso e sufficientemente pesante (almeno 40 grammi), come si può vedere in foto. Questi feeder hanno il piombo alla base e volano via con precisione, scendendo poi rapidamente sul fondo senza perdere il carico nella calata, vista anche la forma con poche aperture; non creano però problemi nella successiva fase di svuotamento, quando li richiamiamo dal fondo, perché l'apertura alla base è molto ampia, e alcuni hanno addirittura il corpo svasato, che accentua questa caratteristica. Pasturatori di queste forme tendono anche ad aggallare prima durante il recupero, rispetto a forme più aperte: un fattore da non trascurare. Se non si dovesse avere nella sacca un feeder come quello appena descritto, si potrà sempre "chiudere" un qualsiasi pasturatore da distanza (meglio un distance-cage, per l'ampia apertura alla base) con del nastro da elettricista. Nella fase di pesca adotteremo dei method da almeno 40, meglio se 45 grammi, in modo da raggiungere senza difficoltà il target prefissato e portare giù con sicurezza il carico in modo abbastanza rapido.
Ovvio che occorrerà affidarsi a uno sfarinato da method sufficientemente legante, altrimenti quanto detto finora sarà inutile. Personalmente mi sono affidato alla Marine Halibut Method Mix di Dynamite Baits, una pastura che uso da tempo e che lavora molto bene in queste situazioni; puntando alle breme, si può integrare anche con un po' di Dynamite Betaine Green — le breme gradiscono molto la betaina. Bagniamo anche dei pellet per incrementare il potere attrattivo, sempre alla betaina da 3 mm, da veicolare principalmente nella fase iniziale di pasturazione insieme al mais e a pellet da innesco spezzettate e piccole mini boiles divise; quando il fondo tende a digradare, divido sempre le esche sferiche per evitare che possano scivolare giù.
Esche e ami
Per quanto riguarda le esche, quelle che possono interessare le nostre amiche breme con questa tecnica sono molteplici: piccoli band'um pellet affondanti, nuggets, piccole boiles (7-9-10 mm), vermi di terra e anche il granturco, avendo l'accortezza di scegliere i chicchi più tosti del barattolo, poiché andranno pressati nella palla di method. Questa è un'esca che porto sempre con me e che, nella circostanza, è risultata veramente gradita ai pesci.
Pescando questi pesci occorre sempre orientarsi verso ami non troppo grandi e con una punta molto buona: infatti hanno una certa tendenza a slamarsi scuotendo la testa a destra e sinistra una volta allamati, come si può oggi facilmente vedere nei molti filmati underwater. L'amo ovviamente andrà scelto in base all'innesco e, nel caso si riscontrino difficoltà ad allamare i pesci, occorre verificare la punta e provare a ridurre la dimensione dell'innesco e di conseguenza dell'amo.
Ho confezionato il terminale con dell'ottimo nylon, 0.162 della Feeder Concept, un diametro sufficiente a tenere i pesci più grandi ma che mantiene una certa morbidezza che non guasta mai, considerando che, se siamo in presenza di un hair rig, anche il capello (la porzione di filo fra l'amo e l'esca) sarà fatto di nylon. È molto utile, in questo approccio, arrivare sul posto di pesca avendo già pronta una serie di finali: si risparmia molto tempo. Poi, nel corso della sessione, capendo quale esca e quindi quale sistema di innesco funziona meglio, si può sempre preparare qualche finale di scorta sul posto, senza distrarsi troppo. Principalmente anelli per i pellet, baionette per le mini boiles e quickstop per il mais. Il verme, molto gradito anche dagli esemplari di taglia maggiore, si innesca sull'amo e deve rimanere esterno alla palla di method, senza essere schiacciato in essa.
Measuring banksticks
Ebbi il piacere di partecipare al Campionato Italiano Feeder 2011, la cui seconda fase si svolse sul Tevere a Montemolino, e fu considerato in effetti un banco di prova per il Mondiale Feeder che di lì a poco si sarebbe disputato proprio su quel campo gara. All'epoca dei fatti, prodigo di cavedani ma anche carpe e carassi, questi ultimi da cercare a ridosso della sponda opposta. Quel Mondiale, se non vado errato, fu una delle prime volte in cui si videro utilizzare in maniera massiccia questi picchetti. In sostanza, attingendo poi anche dall'esperienza dei concorrenti stranieri, la maggior parte degli agonisti si rese conto che un sistema di misurazione della distanza di pesca semplice e accurato allo stesso tempo, come questo, permette davvero di affrontare con facilità e precisione la pesca a feeder, in particolare quella a distanza.
Questo attrezzo consta di due paletti ed è completato da un cordoncino (generalmente di tre metri), sul quale a volte sono inseriti anche dei "segna-lunghezza" scorrevoli per le misure intermedie. In sostanza, una volta piantati i paletti nel terreno mantenendo disteso il cordino, sapremo che la distanza fra i due è di tre metri. A questo punto, dopo aver sondato il fondo e scelto dove pescare, blocchiamo il filo sulla clip del mulinello alla distanza scelta e recuperiamo la lenza; poi infiliamo il feeder in uno dei due paletti e avvolgiamo la lenza madre attorno agli stessi, fino ad arrestarci una volta raggiunto il punto in cui la lenza è bloccata nella clip. La distanza viene quindi calcolata in base ai giri effettuati (se i paletti sono a tre metri e abbiamo fatto 13 volte la distanza fra un paletto e l'altro, saremo a 39 metri, e così via). Tutto questo ci consente non solo di sapere con precisione a quanti metri di distanza stiamo pescando, ma anche di poter montare una seconda canna alla medesima distanza.
"Clippatura"
Ci sono essenzialmente due modi di clippare la lenza. Passando il filo sotto alla clip (la uso con pesci di taglia, quando potrebbe essere necessario "sclippare" all'improvviso per cedere ulteriore filo). Oppure passando il filo tutto intorno alla clip, girando in senso antiorario: è il sistema che adotto con pesci di media taglia, come in questo caso, dove si ha una tenuta migliore nel lancio e difficilmente il filo si sclipperà nella sua fuoriuscita; al contrario del sistema precedente, però, sarà anche più difficile sclippare rapidamente quando saremo in pesca e si renderà necessario.
L'azione di pesca
Montata la postazione, occorre scegliere la distanza di pesca. Se non si hanno esperienze recenti del posto e quindi non si sa a che distanza tendono a stazionare i pesci, conviene andare un po' per tentativi. In questo caso, andando incontro ai periodi più rigidi, ho deciso di pescare abbastanza fuori, mentre alla fine della primavera mi era capitato di "trovarle" con diciotto metri di lenza fuori. Attenzione poi alle eventuali false mangiate: se si susseguono potrebbero essere line-bites, le cosiddette mangiate sul filo — così gli inglesi chiamano le botte provocate dalle breme che urtano il filo nutrendosi sul fondo. Chiunque abbia visto un banco di questi pesci alimentarsi sul fondo capirà meglio, ma, a seconda di come digrada il fondo, è indubbio che usando un filo affondante e un peso non trascurabile la madrelenza, almeno nei pressi del feeder, sarà sul fondo, e le "botte sul filo" probabilmente saranno provocate da pesci che stazionano qualche metro prima di dove stiamo pescando. Questi pesci sono poi noti per essere ricoperti di muco: trovare questo muco sulla lenza è un altro segnale da poter interpretare. La lenza va clippata prima di iniziare la pasturazione iniziale, e poi occorre montare il feeder per la pasturazione; una volta fatti una decina di scarichi di pastura carica di quanto detto in precedenza sul fondo, si monta in lenza il method al posto del pasturatore.
Un corto finale, indicativamente dello 0.16, e siamo pronti per innescare. Cerchiamo sempre di verificare bene la tenuta dell'impasto sul method nei primi lanci: il tutto deve arrivare integro sul fondo. Una volta in pesca occorre valutare i tempi di attesa e stabilire quindi quanto occorre "tenere" giù in assenza di segnali prima di recuperare. Con il set up descritto le breme dovrebbero allamarsi bene, ma in caso contrario occorre verificare la punta dell'amo, eventualmente sostituirlo o provare a ridurne la dimensione; anche ridurre la dimensione dell'innesco (che deve sempre essere proporzionato all'amo) può essere una strada da percorrere. Il recupero di questi pesci deve essere sempre accorto ed effettuato con una certa cautela, poiché hanno anch'essi una certa tendenza a slamarsi: l'unico accorgimento è allontanarle abbastanza celermente dal resto del branco una volta allamate, per evitare che dibattendosi mettano in allarme gli altri pesci, e alzarle un po' dal fondo nelle fasi iniziali del recupero per evitare eventuali incagli. Dare dei pellet piccoli in pastura durante l'azione di pesca con il method contribuisce a tenere alimentato quanto basta lo spot, soprattutto se il fondo iniziale è stato fatto bene.
Nelle foto si può vedere il caricamento dello stampo del method, prima con pastura e poi con un po' di pellet, che verranno a trovarsi nella parte inferiore della palla di method. Se capita di avere all'inizio alcune mangiate in sequenza e poi un brusco calo dell'attività dei pesci, potrebbe dipendere dal fatto che il "fondo" fatto inizialmente non è stato sufficiente a trattenere in pastura il branco dei pesci. A questo punto non resta che armarsi nuovamente di open end e fare qualche scarico di pastura come all'inizio.
Pescando in questo invaso capita sovente di avere a che fare con il vento. La cosa migliore, generalmente, è posizionarsi col vento alle spalle, per quanto possibile. Se parliamo di forti folate di vento laterali, per continuare a raggiungere con precisione il punto dove stiamo pescando sarà opportuno aumentare leggermente il peso del feeder. Posizionare la canna con la vetta quasi al livello dell'acqua aiuta molto a non subire il disturbo delle folate di vento sul tip.
La nassa "di carta"
Ovviamente non si tratta di una rete di carta, ma di un block notes da usare in sostituzione della rete, per segnarvi le catture e tenere una cronologia di quanto accade quando siamo seduti sul panchetto. È un ottimo sistema non solo per rendersi conto di quanto accade nella sessione di pesca — pesci presi, magari incolonnandoli per specie — ma anche per prendere nota dell'effettiva distanza di pesca e segnare appunti sugli inneschi e sulle modifiche che apportiamo alla lenza. Il tutto senza costringere i pesci a stare chiusi in una nassa: un piccolo espediente, ma un grande segno di rispetto verso questi delicati pesci, che ci consentirà di tornare a casa ugualmente appagati.Tieni il tuo archivio delle uscite
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