Per sei anni i ricercatori hanno analizzato, grazie a supercomputer e algoritmi avanzati, 300mila immagini del Mediterraneo, a una risoluzione spaziale di dieci metri, scattate ogni tre giorni dai satelliti Sentinel-2 del programma Copernicus, individuando migliaia di strisce di rifiuti plastici, lunghe anche diversi chilometri. I dati raccolti hanno permesso di creare la mappa più completa mai realizzata nel Mare Nostrum dell'inquinamento da rifiuti marini galleggianti.
Lo studio, finanziato dall'Agenzia Spaziale Europea e pubblicato su Nature Communications, ha coinvolto istituti di sei Paesi, tra cui quello di Scienze Marine del CNR di Lerici, evidenziando come questi accumuli si formino soprattutto dopo i temporali, a causa della conseguente immissione di rifiuti terrestri portati dai fiumi. Una situazione che si riscontra anche nel Mar Ligure, ad esempio alla foce del Magra.
I satelliti utilizzati per le osservazioni non sono specificamente pensati per identificare la plastica: la capacità di rilevarla sarebbe migliore con tecnologie di osservazione dedicate mandate in orbita appositamente. Ma già così è possibile monitorare nel tempo questo tipo di inquinamento, e l'efficacia delle strategie messe in campo dai vari Stati per contenerlo.
Intanto a Lerici si studia anche la plastica sprofondata sui fondali, per capire quanta ce n'è, se si degrada e quanto tempo può impiegare a farlo.
Nel servizio, l'intervista a Giuseppe Suaria, ricercatore dell'Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) di Lerici.
Fonte: Rainews
Tieni il tuo archivio delle uscite
Il Diario di Pesca Mare e Foce ha lo spazio per ogni dato che serve a trovare i tuoi schemi.



