Testo di Francesco D'Archivio, foto di Francesco D'Archivio e Roberto Brenda
Una fredda e umida ultima domenica di febbraio del 2003: la mia prima apertura di pesca alla trota con la tecnica della pesca a mosca. Tanti bei ricordi mi tornano alla mente di quella domenica: quasi incredulo, sotto gli occhi stupiti di mio padre, presi la mia prima trota in torrente con una mosca costruita da me. Un ragazzo di quindici anni alla sua prima esperienza in acque libere. Tale era l'emozione che passai la sera prima ad aprire e chiudere le scatole delle mosche per controllare che fossero tutte al loro posto.
Due scatole di legno farcite delle mie prime mosche, nel gilet qualche rocchetto di filo, pinze, un tagliafilo, nella borsa una canna e un mulinello. Quella sera non riuscii a chiudere occhio, tanta era l'adrenalina per la pescata dell'indomani. Mi preparavo da mesi per quell'evento: qualche uscita in lago, le prime piume girate su un amo, i consigli di un amico più esperto, eppure la cosa che non mi fece prendere sonno era l'incertezza. Cosa avrei dovuto usare, e come, per poter avere la meglio su qualche trota?
Questo articolo punta a togliere qualche piccolo dubbio a coloro che si trovano nella stessa condizione di quel ragazzo di quindici anni: una piccola guida per chi per la prima volta si troverà ad affrontare l'apertura della pesca alla trota con la canna da mosca, che sia in un piccolo torrente di montagna, in un fiume di fondovalle o in una risorgiva.
Con il passare degli anni quelle due scatole sono diventate sempre più piene, e da due sono passate a sei: un'infinità di mosche per affrontare una singola giornata, fino a quando, con l'esperienza, non sono arrivato alla conclusione che sarebbe bastata una scatolina con una manciata di imitazioni per coprire quasi tutte le situazioni che avrei potuto incontrare. Le acque da salmonidi a inizio stagione sono sempre un'incognita: trovare un torrente con i livelli giusti e acqua pulita diventa spesso una variabile affidata al caso. I fiumi di fondovalle potrebbero avere lo stesso problema dei torrenti, ma con una maggiore difficoltà di pesca data la probabile acqua alta. L'unica soluzione, in caso di tanta pioggia nei giorni precedenti l'apertura, è dirigersi verso quelle acque chiamate risorgive, caratterizzate da un livello più costante e che subiscono meno l'influenza delle precipitazioni. Qualunque sia la destinazione scelta, vedremo quali possono essere le imitazioni essenziali senza appesantire il gilet di infinite varianti, portando con sé una selezione di mosche efficaci in ogni situazione ci si ponga di fronte.
Quando si parla di pesca a mosca, la conoscenza degli insetti ricopre un ruolo importante. Per quanto mi riguarda, ciò non vuol dire memorizzare il nome di ogni specie, anche se conoscerli non è certo privo di utilità. La cosa importante è imparare a osservare cosa succede intorno a noi quando siamo in riva al fiume: il comportamento degli insetti, i colori, le dimensioni e, infine, il comportamento dei pesci. Nei mesi di febbraio, marzo e aprile l'attività degli insetti sarà concentrata nelle ore centrali della giornata. Nel caso in cui il cielo fosse coperto, un'eventuale schiarita, unita all'umidità tipica dell'inverno, creerebbe le condizioni ideali per l'attività degli insetti, e le schiuse saranno numerose.
Le principali famiglie di insetti che interessano il pescatore a mosca, e che sarebbe meglio saper riconoscere, sono tre: Efemerotteri, Tricotteri e Plecotteri. Nel giorno dell'apertura saranno soprattutto Efemerotteri e Plecotteri i protagonisti delle schiuse, mentre i Tricotteri li incontreremo più avanti nella stagione, con l'innalzamento delle temperature. La pesca a mosca è costituita da un insieme di tecniche atte a presentare l'esca nei diversi strati d'acqua dove il pesce trova il suo nutrimento. Per questo motivo non ci soffermeremo solo su imitazioni galleggianti di insetti adulti, ma anche, vista l'importanza che ricoprono soprattutto in questa fase dell'anno, sugli stadi precedenti — ninfe e larve — da adoperare con la tecnica della pesca a ninfa. Gli insetti acquatici summenzionati, prima di volare e procedere all'accoppiamento (fase che per alcune specie dura addirittura solo poche ore), trascorrono la maggior parte della loro vita in acqua, aggrappati a una roccia, un ramo o una pianta, aspettando la maturità per trasformarsi in insetto alato. Ed è proprio in questo momento che entrano in gioco le ninfe e le sommerse, che ci permetteranno di pescare anche quando l'attività in superficie è limitata a finestre molto strette durante la giornata, come nel giorno dell'apertura.
È indubbio che improntare la giornata di pesca adeguando l'attrezzatura alla tecnica che si andrà a usare sia la scelta migliore. Tuttavia, in giornate particolari come il giorno dell'apertura, in cui di fatto si hanno poche certezze circa le condizioni dei fiumi e la predisposizione dei pesci a salire a galla per ghermire una secca, scegliere un'attrezzatura che permetta di passare velocemente da un approccio con la ninfa alla pesca a secca nelle ore centrali della giornata, modificando solo il finale, può rivelarsi un compromesso facile e anche producente. Personalmente scelgo una 9 piedi coda 3/4, in modo da poter cambiare spesso tra secca, sommersa e ninfa.
Due scatole di legno farcite delle mie prime mosche, nel gilet qualche rocchetto di filo, pinze, un tagliafilo, nella borsa una canna e un mulinello. Quella sera non riuscii a chiudere occhio, tanta era l'adrenalina per la pescata dell'indomani. Mi preparavo da mesi per quell'evento: qualche uscita in lago, le prime piume girate su un amo, i consigli di un amico più esperto, eppure la cosa che non mi fece prendere sonno era l'incertezza. Cosa avrei dovuto usare, e come, per poter avere la meglio su qualche trota?
Questo articolo punta a togliere qualche piccolo dubbio a coloro che si trovano nella stessa condizione di quel ragazzo di quindici anni: una piccola guida per chi per la prima volta si troverà ad affrontare l'apertura della pesca alla trota con la canna da mosca, che sia in un piccolo torrente di montagna, in un fiume di fondovalle o in una risorgiva.
Con il passare degli anni quelle due scatole sono diventate sempre più piene, e da due sono passate a sei: un'infinità di mosche per affrontare una singola giornata, fino a quando, con l'esperienza, non sono arrivato alla conclusione che sarebbe bastata una scatolina con una manciata di imitazioni per coprire quasi tutte le situazioni che avrei potuto incontrare. Le acque da salmonidi a inizio stagione sono sempre un'incognita: trovare un torrente con i livelli giusti e acqua pulita diventa spesso una variabile affidata al caso. I fiumi di fondovalle potrebbero avere lo stesso problema dei torrenti, ma con una maggiore difficoltà di pesca data la probabile acqua alta. L'unica soluzione, in caso di tanta pioggia nei giorni precedenti l'apertura, è dirigersi verso quelle acque chiamate risorgive, caratterizzate da un livello più costante e che subiscono meno l'influenza delle precipitazioni. Qualunque sia la destinazione scelta, vedremo quali possono essere le imitazioni essenziali senza appesantire il gilet di infinite varianti, portando con sé una selezione di mosche efficaci in ogni situazione ci si ponga di fronte.
Quando si parla di pesca a mosca, la conoscenza degli insetti ricopre un ruolo importante. Per quanto mi riguarda, ciò non vuol dire memorizzare il nome di ogni specie, anche se conoscerli non è certo privo di utilità. La cosa importante è imparare a osservare cosa succede intorno a noi quando siamo in riva al fiume: il comportamento degli insetti, i colori, le dimensioni e, infine, il comportamento dei pesci. Nei mesi di febbraio, marzo e aprile l'attività degli insetti sarà concentrata nelle ore centrali della giornata. Nel caso in cui il cielo fosse coperto, un'eventuale schiarita, unita all'umidità tipica dell'inverno, creerebbe le condizioni ideali per l'attività degli insetti, e le schiuse saranno numerose.
Le principali famiglie di insetti che interessano il pescatore a mosca, e che sarebbe meglio saper riconoscere, sono tre: Efemerotteri, Tricotteri e Plecotteri. Nel giorno dell'apertura saranno soprattutto Efemerotteri e Plecotteri i protagonisti delle schiuse, mentre i Tricotteri li incontreremo più avanti nella stagione, con l'innalzamento delle temperature. La pesca a mosca è costituita da un insieme di tecniche atte a presentare l'esca nei diversi strati d'acqua dove il pesce trova il suo nutrimento. Per questo motivo non ci soffermeremo solo su imitazioni galleggianti di insetti adulti, ma anche, vista l'importanza che ricoprono soprattutto in questa fase dell'anno, sugli stadi precedenti — ninfe e larve — da adoperare con la tecnica della pesca a ninfa. Gli insetti acquatici summenzionati, prima di volare e procedere all'accoppiamento (fase che per alcune specie dura addirittura solo poche ore), trascorrono la maggior parte della loro vita in acqua, aggrappati a una roccia, un ramo o una pianta, aspettando la maturità per trasformarsi in insetto alato. Ed è proprio in questo momento che entrano in gioco le ninfe e le sommerse, che ci permetteranno di pescare anche quando l'attività in superficie è limitata a finestre molto strette durante la giornata, come nel giorno dell'apertura.
È indubbio che improntare la giornata di pesca adeguando l'attrezzatura alla tecnica che si andrà a usare sia la scelta migliore. Tuttavia, in giornate particolari come il giorno dell'apertura, in cui di fatto si hanno poche certezze circa le condizioni dei fiumi e la predisposizione dei pesci a salire a galla per ghermire una secca, scegliere un'attrezzatura che permetta di passare velocemente da un approccio con la ninfa alla pesca a secca nelle ore centrali della giornata, modificando solo il finale, può rivelarsi un compromesso facile e anche producente. Personalmente scelgo una 9 piedi coda 3/4, in modo da poter cambiare spesso tra secca, sommersa e ninfa.Tieni il tuo archivio delle uscite
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