Testo e foto di Francesco Benedetti
L'orologio della macchina segna quasi le sette mentre Robert Plant urla che sta impazzendo, e subito dopo Jimmy Page inizia un fantastico assolo di chitarra: tutto questo mentre attraverso il ponte sulla SR82, e ora la vista del fiume all'alba mi fa gasare ancora di più. Ho percorso quasi 130 km per essere qui, ma la voglia di arrivare e iniziare subito a pescare, come sempre, è tanta. Chissà se sarò io oggi a suonarle ai pesci, oppure le prenderò come sta facendo la batteria di John Bonham? A fatica rallento, e ancor più faticosamente abbasso lo stereo: fra poco imboccherò la stradina che mi porterà a destinazione, e tutto questo frastuono striderebbe troppo con il tranquillo paesaggio circostante. Un fagiano maschio, quasi spavaldo, sembra volermi sbarrare la strada, poi si defila. Con attenzione percorro gli ultimi metri e sono alla casa diroccata dove parcheggio. Dalla posizione dominante mi accorgo ancora una volta di quanto questo posto sia fantastico: siamo in una riserva naturale, il fiume si allarga e scorre quasi placido. Il Liri ha da poco ricevuto le acque del Sacco e inizia a formare il bacino di San Giovanni Incarico, per poi scorrere verso sud-est: sono arrivato "al traliccio".
Fra le probabili etimologie per il nome Liri sembra vi sia la locuzione indoeuropea corrispondente a "solco", con probabile riferimento alla sua portata d'acqua, tale da poterlo intendere anche come un confine o una delimitazione; vi è poi l'accostamento a un termine preromano, "liri", indicante acqua melmosa, fango. Si ipotizza l'etimo anche dal latino "viridis" (verde), con chiaro riferimento al colore delle sue acque, menzione che ritroviamo sin dal Medioevo, anche quando Dante ci parla di Manfredi di Sicilia, ponendolo nel Purgatorio. Su una cosa saremo tutti d'accordo: passare qualche ora in riva a questo magnifico corso d'acqua, magari praticando il nostro sport preferito, avrà un effetto terapeutico sul nostro animo.
Lo spot in questione è denominato "il traliccio" per la presenza di un traliccio dell'alta tensione, che comunque non risulta pericoloso per l'esercizio della pesca, ma è sempre meglio essere prudenti. Siamo all'interno della Riserva Naturale "Antiche Città di Fregellae e Fabrateria Nova e del Lago di San Giovanni Incarico", un'area dove la natura e i resti del passato sono protetti, fra i comuni di Ceprano, Falvaterra, Arce e San Giovanni Incarico, in provincia di Frosinone. La Riserva è stata istituita nel 1997, e il suo territorio si estende lungo le sponde del lago di San Giovanni Incarico e dell'Isoletta d'Arce; dentro i suoi confini ricadono anche due aree archeologiche, gli scavi della città di Fregellae e i resti di Fabrateria Nova. Non lontano da qui, nel 1994, sono stati rinvenuti i resti (parte del cranio) di un ominide di circa quattrocentomila anni fa, noto come "Argil, l'uomo di Ceprano". Il lago è un'area di sosta per uccelli migratori, e nel 2008 è stato avvistato addirittura un esemplare di lontra adulta: non è difficile avvistare fauna selvatica, e in particolare uccelli, durante il tragitto all'interno della riserva o mentre si è a pesca.
L'invaso fu creato artificialmente nel 1925, sbarrando il fiume Liri per l'utilizzo idroelettrico delle sue acque, con la costruzione della diga di Pontefiume. La popolazione ittica è molto varia e comprende principalmente cavedano, alborella, carpa, tinca, carassio, scardola, persico trota, persico sole e persino savetta.
Indicazioni stradali: sia per chi viene da nord che per chi viene da sud, il punto di riferimento per sfidare i pesci del Liri in questo itinerario è il casello di Ceprano sull'A1. Dal casello il navigatore suggerisce due strade; io preferisco passare per il centro di Ceprano e, subito dopo la chiesa di Santa Maria Maggiore, attraversato il ponte sul Liri, girare a destra per la SR82 seguendo le indicazioni per San Giovanni Incarico. Dopo circa 4 km, all'altezza di Isoletta d'Arce, si tira dritto passando sotto il tunnel che conduce a un altro ponte che scavalca il fiume. Superato questo ponte si prosegue per altri 600 metri e, dopo il benzinaio, si gira a sinistra seguendo le indicazioni per l'area verde Punto Lago: una bellissima area sul lago, attrezzata anche per camper, con servizi e buona ristorazione (ci sarà sicuramente occasione di parlarne meglio, anche perché si può pescare anche lì, ed è un buon posto dove fermarsi al ritorno per una pausa ristoratrice). La strada prosegue per poche centinaia di metri costeggiando l'invaso e si inoltra nella campagna; percorrendola fino alla fine si incontra una casa diroccata dove parcheggiare.
Cerchiamo di limitare l'attrezzatura allo stretto necessario, ed eventualmente preferiamo una sedia leggera al panchetto, perché la postazione che si vede in foto dista circa 150 metri dal parcheggio, e non è possibile percorrere i tratti sterrati con l'auto. Altra raccomandazione importante è portare sempre un ombrellone e acqua a sufficienza nella stagione calda, poiché la maggior parte delle poste sono particolarmente esposte al sole; un repellente per insetti può rivelarsi utile nei mesi estivi. Negli ultimi anni, in particolare da quando si gareggia sul Sacco a Falvaterra, questo campo gara è caduto un po' nel dimenticatoio, e spesso, nella bella stagione, erba alta e qualche rovo vanno messi in preventivo — ma la presenza di pesce, nelle ultime due volte in cui mi sono recato a pesca qui, mi ha sorpreso piacevolmente. Nei primi 15 metri troveremo circa 4,5 metri di profondità, con alcuni dislivelli. Da tenere presente anche l'influenza della diga sull'andamento della corrente, e dunque sull'attività stessa dei pesci: può capitare che la corrente si fermi, e a tratti sembrerà quasi che il fiume scorra al contrario. In quel momento è meglio smettere di pasturare, ed eventualmente sostituire il feeder con un piombo per evitare di disperdere esche a casaccio, magari eseguendo qualche lancio leggermente a monte; viceversa, all'aumentare della corrente, ci appesantiremo.
Il target di una pescata a feeder "al traliccio" sono le divertenti carpe e i furbi cavedani, ma può capitare di allamare anche delle savette, un pesce molto divertente da pescare e ormai raro, almeno nel centro Italia — la ricerca di questi pesci, dalla particolare conformazione dell'apparato boccale, e la cui pesca impone ami piccoli rispetto alla loro taglia, meriterebbe un discorso a parte. L'approccio alla pesca è dettato ovviamente anche dalla stagione, oltre che da cosa vogliamo fare. A partire dalla primavera si può decidere di prendere un po' tutto quello che passa, con approcci meno selettivi sulla taglia del pesce, quindi maggot feeder, gabbiette, open end; un'alternativa è il pellet feeder e l'incollato, indirizzandoci verso cavedani di taglia e magari carpe; con l'inoltrarsi della stagione calda si può optare anche per il method (scelta che ho fatto io), dedicandosi principalmente alle carpe, in buon numero ma non di taglia. I cavedani, a cui potremmo decidere di dedicare le nostre attenzioni anche nei mesi più freddi se il fiume resta pescabile, rispondono bene al bigattino sfuso e in colla, quindi a pasturatori a gabbia o comunque aperti, ma anche, come già detto, a pellet feeder da caricare con bigattino in colla, oltre che ai vari maggot feeder — mirando agli uni sarà sempre possibile ritrovarsi in canna gli altri, e viceversa. Tante possibilità, dunque! Canne in ogni caso corte: si potrebbero usare anche 10 piedi dedicandosi alla pesca marginale, ma le 11 hanno quantomeno il vantaggio di aiutare a controllare meglio i tentativi di fuga delle prede più belle, in particolare quando cercano rifugio nei punti del sottosponda più infrascati o in corrispondenza delle cannucce, permettendoci di tenerle meglio a distanza da questi punti, che poi sono anche le zone migliori dove lanciare per chi vuole dedicarsi ai margini. Alcune postazioni sono letteralmente piccoli spazi aperti fra le cannucce lungo la sponda, quindi una canna dal calcio corto, che non ostacola mentre seguiamo le fughe di un pesce, è molto utile.
Proprio perché un tempo questa zona era nota per la massiccia presenza di alborelle, pesce sul quale spesso si impostavano le gare al colpo, nella bella stagione le esche selettive sono la regola, soprattutto se si punta a qualche carpa. Anche se la presenza di minutaglia famelica e "pesci di disturbo" sembra in calo, ricordo ancora le tantissime fameliche alborelle, e non era infrequente trovarsele infilate per la testa nei buchi delle gabbiette o open end dopo il recupero. A seconda dell'approccio, spazio quindi al mais, alle mini boiles e alle varie pellet da innesco o bandum nella bella stagione. Anche le savette rispondono al richiamo della pastura, e l'innesco per tentarle, se ci si accorge di "averle sotto" mentre si pesca a method, è sicuramente il bigattino morto, riducendo ovviamente tutto il set up. Largo al bigattino invece dall'autunno inoltrato fino alla primavera: come già sottolineato, questo rende la pesca molto corta, in particolare nei tratti con le cannucce sulla sponda. Se scegliamo questo approccio per le carpe, ricordiamoci che è opportuno avere canne non troppo morbide e, in bobina, un filo non troppo fine, indicativamente uno 0,25, poiché tutto il sistema sarà messo a dura prova dalle fughe dei pesci, con pochissima lenza "fuori".
A seconda dell'approccio scelto, è possibile stare in pesca a method anche con un finale dello 0,20, avendo cura di scegliere fili non troppo rigidi. Decisamente meno dure le canne e tutto il set up che si userà rivolgendosi ai cavedani, pesci che generalmente richiedono una presentazione dell'esca curata e "credibile" — ma proprio per questo, ritrovarsene in canna uno importante, appeso a un finale leggero, in una lotta dall'esito mai scontato, sarà l'emozione che scalderà il cuore dopo una lunga attesa invernale. A tal proposito ricordo che il più "grasso", in un febbraio di qualche anno fa, cadde su un bel chicco di mais, del quale sono solito aggiungere una manciatina al mio bigattino incollato, insieme a qualche piccola pellet: cosa che consente anche di alternare l'innesco, uno stratagemma che sembra dare i suoi frutti quando siamo alle prese con questi volponi golosi dagli occhi gialli.
Per recarsi a pesca in questo itinerario occorre avere il tesserino segnacatture regionale; conviene sempre informarsi prima di andare. Ricordiamoci poi di rilasciare immediatamente in acqua le catture, senza metterle in nassa, poiché ci troviamo in una zona di pesca no-kill — dettame ancor più valido considerando che abbiamo a che fare con un ambiente che spesso fa i conti con l'inquinamento dovuto principalmente all'impatto negativo delle acque del maltrattato Sacco, tributario del Liri poco a monte, su questo ecosistema bello ma fragile. Non mi resta che augurarvi buon divertimento "al traliccio"!
Fra le probabili etimologie per il nome Liri sembra vi sia la locuzione indoeuropea corrispondente a "solco", con probabile riferimento alla sua portata d'acqua, tale da poterlo intendere anche come un confine o una delimitazione; vi è poi l'accostamento a un termine preromano, "liri", indicante acqua melmosa, fango. Si ipotizza l'etimo anche dal latino "viridis" (verde), con chiaro riferimento al colore delle sue acque, menzione che ritroviamo sin dal Medioevo, anche quando Dante ci parla di Manfredi di Sicilia, ponendolo nel Purgatorio. Su una cosa saremo tutti d'accordo: passare qualche ora in riva a questo magnifico corso d'acqua, magari praticando il nostro sport preferito, avrà un effetto terapeutico sul nostro animo.
Lo spot in questione è denominato "il traliccio" per la presenza di un traliccio dell'alta tensione, che comunque non risulta pericoloso per l'esercizio della pesca, ma è sempre meglio essere prudenti. Siamo all'interno della Riserva Naturale "Antiche Città di Fregellae e Fabrateria Nova e del Lago di San Giovanni Incarico", un'area dove la natura e i resti del passato sono protetti, fra i comuni di Ceprano, Falvaterra, Arce e San Giovanni Incarico, in provincia di Frosinone. La Riserva è stata istituita nel 1997, e il suo territorio si estende lungo le sponde del lago di San Giovanni Incarico e dell'Isoletta d'Arce; dentro i suoi confini ricadono anche due aree archeologiche, gli scavi della città di Fregellae e i resti di Fabrateria Nova. Non lontano da qui, nel 1994, sono stati rinvenuti i resti (parte del cranio) di un ominide di circa quattrocentomila anni fa, noto come "Argil, l'uomo di Ceprano". Il lago è un'area di sosta per uccelli migratori, e nel 2008 è stato avvistato addirittura un esemplare di lontra adulta: non è difficile avvistare fauna selvatica, e in particolare uccelli, durante il tragitto all'interno della riserva o mentre si è a pesca.
L'invaso fu creato artificialmente nel 1925, sbarrando il fiume Liri per l'utilizzo idroelettrico delle sue acque, con la costruzione della diga di Pontefiume. La popolazione ittica è molto varia e comprende principalmente cavedano, alborella, carpa, tinca, carassio, scardola, persico trota, persico sole e persino savetta.
Indicazioni stradali: sia per chi viene da nord che per chi viene da sud, il punto di riferimento per sfidare i pesci del Liri in questo itinerario è il casello di Ceprano sull'A1. Dal casello il navigatore suggerisce due strade; io preferisco passare per il centro di Ceprano e, subito dopo la chiesa di Santa Maria Maggiore, attraversato il ponte sul Liri, girare a destra per la SR82 seguendo le indicazioni per San Giovanni Incarico. Dopo circa 4 km, all'altezza di Isoletta d'Arce, si tira dritto passando sotto il tunnel che conduce a un altro ponte che scavalca il fiume. Superato questo ponte si prosegue per altri 600 metri e, dopo il benzinaio, si gira a sinistra seguendo le indicazioni per l'area verde Punto Lago: una bellissima area sul lago, attrezzata anche per camper, con servizi e buona ristorazione (ci sarà sicuramente occasione di parlarne meglio, anche perché si può pescare anche lì, ed è un buon posto dove fermarsi al ritorno per una pausa ristoratrice). La strada prosegue per poche centinaia di metri costeggiando l'invaso e si inoltra nella campagna; percorrendola fino alla fine si incontra una casa diroccata dove parcheggiare.
Cerchiamo di limitare l'attrezzatura allo stretto necessario, ed eventualmente preferiamo una sedia leggera al panchetto, perché la postazione che si vede in foto dista circa 150 metri dal parcheggio, e non è possibile percorrere i tratti sterrati con l'auto. Altra raccomandazione importante è portare sempre un ombrellone e acqua a sufficienza nella stagione calda, poiché la maggior parte delle poste sono particolarmente esposte al sole; un repellente per insetti può rivelarsi utile nei mesi estivi. Negli ultimi anni, in particolare da quando si gareggia sul Sacco a Falvaterra, questo campo gara è caduto un po' nel dimenticatoio, e spesso, nella bella stagione, erba alta e qualche rovo vanno messi in preventivo — ma la presenza di pesce, nelle ultime due volte in cui mi sono recato a pesca qui, mi ha sorpreso piacevolmente. Nei primi 15 metri troveremo circa 4,5 metri di profondità, con alcuni dislivelli. Da tenere presente anche l'influenza della diga sull'andamento della corrente, e dunque sull'attività stessa dei pesci: può capitare che la corrente si fermi, e a tratti sembrerà quasi che il fiume scorra al contrario. In quel momento è meglio smettere di pasturare, ed eventualmente sostituire il feeder con un piombo per evitare di disperdere esche a casaccio, magari eseguendo qualche lancio leggermente a monte; viceversa, all'aumentare della corrente, ci appesantiremo.
Il target di una pescata a feeder "al traliccio" sono le divertenti carpe e i furbi cavedani, ma può capitare di allamare anche delle savette, un pesce molto divertente da pescare e ormai raro, almeno nel centro Italia — la ricerca di questi pesci, dalla particolare conformazione dell'apparato boccale, e la cui pesca impone ami piccoli rispetto alla loro taglia, meriterebbe un discorso a parte. L'approccio alla pesca è dettato ovviamente anche dalla stagione, oltre che da cosa vogliamo fare. A partire dalla primavera si può decidere di prendere un po' tutto quello che passa, con approcci meno selettivi sulla taglia del pesce, quindi maggot feeder, gabbiette, open end; un'alternativa è il pellet feeder e l'incollato, indirizzandoci verso cavedani di taglia e magari carpe; con l'inoltrarsi della stagione calda si può optare anche per il method (scelta che ho fatto io), dedicandosi principalmente alle carpe, in buon numero ma non di taglia. I cavedani, a cui potremmo decidere di dedicare le nostre attenzioni anche nei mesi più freddi se il fiume resta pescabile, rispondono bene al bigattino sfuso e in colla, quindi a pasturatori a gabbia o comunque aperti, ma anche, come già detto, a pellet feeder da caricare con bigattino in colla, oltre che ai vari maggot feeder — mirando agli uni sarà sempre possibile ritrovarsi in canna gli altri, e viceversa. Tante possibilità, dunque! Canne in ogni caso corte: si potrebbero usare anche 10 piedi dedicandosi alla pesca marginale, ma le 11 hanno quantomeno il vantaggio di aiutare a controllare meglio i tentativi di fuga delle prede più belle, in particolare quando cercano rifugio nei punti del sottosponda più infrascati o in corrispondenza delle cannucce, permettendoci di tenerle meglio a distanza da questi punti, che poi sono anche le zone migliori dove lanciare per chi vuole dedicarsi ai margini. Alcune postazioni sono letteralmente piccoli spazi aperti fra le cannucce lungo la sponda, quindi una canna dal calcio corto, che non ostacola mentre seguiamo le fughe di un pesce, è molto utile.
Proprio perché un tempo questa zona era nota per la massiccia presenza di alborelle, pesce sul quale spesso si impostavano le gare al colpo, nella bella stagione le esche selettive sono la regola, soprattutto se si punta a qualche carpa. Anche se la presenza di minutaglia famelica e "pesci di disturbo" sembra in calo, ricordo ancora le tantissime fameliche alborelle, e non era infrequente trovarsele infilate per la testa nei buchi delle gabbiette o open end dopo il recupero. A seconda dell'approccio, spazio quindi al mais, alle mini boiles e alle varie pellet da innesco o bandum nella bella stagione. Anche le savette rispondono al richiamo della pastura, e l'innesco per tentarle, se ci si accorge di "averle sotto" mentre si pesca a method, è sicuramente il bigattino morto, riducendo ovviamente tutto il set up. Largo al bigattino invece dall'autunno inoltrato fino alla primavera: come già sottolineato, questo rende la pesca molto corta, in particolare nei tratti con le cannucce sulla sponda. Se scegliamo questo approccio per le carpe, ricordiamoci che è opportuno avere canne non troppo morbide e, in bobina, un filo non troppo fine, indicativamente uno 0,25, poiché tutto il sistema sarà messo a dura prova dalle fughe dei pesci, con pochissima lenza "fuori".
A seconda dell'approccio scelto, è possibile stare in pesca a method anche con un finale dello 0,20, avendo cura di scegliere fili non troppo rigidi. Decisamente meno dure le canne e tutto il set up che si userà rivolgendosi ai cavedani, pesci che generalmente richiedono una presentazione dell'esca curata e "credibile" — ma proprio per questo, ritrovarsene in canna uno importante, appeso a un finale leggero, in una lotta dall'esito mai scontato, sarà l'emozione che scalderà il cuore dopo una lunga attesa invernale. A tal proposito ricordo che il più "grasso", in un febbraio di qualche anno fa, cadde su un bel chicco di mais, del quale sono solito aggiungere una manciatina al mio bigattino incollato, insieme a qualche piccola pellet: cosa che consente anche di alternare l'innesco, uno stratagemma che sembra dare i suoi frutti quando siamo alle prese con questi volponi golosi dagli occhi gialli.
Per recarsi a pesca in questo itinerario occorre avere il tesserino segnacatture regionale; conviene sempre informarsi prima di andare. Ricordiamoci poi di rilasciare immediatamente in acqua le catture, senza metterle in nassa, poiché ci troviamo in una zona di pesca no-kill — dettame ancor più valido considerando che abbiamo a che fare con un ambiente che spesso fa i conti con l'inquinamento dovuto principalmente all'impatto negativo delle acque del maltrattato Sacco, tributario del Liri poco a monte, su questo ecosistema bello ma fragile. Non mi resta che augurarvi buon divertimento "al traliccio"!Tieni il tuo archivio delle uscite
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